Sapete che cos’è l’amore? Quello vero? Avete mai amato così profondamente da condannare voi stessi all’inferno per l’eternità? Io l’ho fatto.

Chi parla è Jeanne Hébuterne, compagna di Amedeo Modigliani, che nell’incipit del film I colori dell’anima ispirato alla vita del celebre artista livornese, ci invita a riflettere su quegli amori tragici e ineluttabili, quelle anime che quando si incontrano sono destinate a rimanere unite in eterno. Anche dopo la morte.

Quando Amedeo Modigliani e Jeanne Hébuterne si incontrano per la prima volta è subito amore.

Modì sprofonda in quegli occhi color acquamarina che ritrarrà più e più volte, cercando di sondare i meandri più profondi dell’anima dell’amata; Jeanne, giovane, bellissima, affascinata dal mondo bohémienne al quale lui appartiene sente di aver trovato l’uomo della sua vita.

È un colpo di fulmine per entrambi. Ma è anche la fine di un percorso di ricerca che ognuno di loro aveva già iniziato precedentemente in modo individuale, come ci spiega Alberoni.

Modigliani era un uomo inquieto, maledetto, promiscuo, dedito alle droghe e all’alcol, aveva avuto numerose amanti, viveva di espedienti per la sua arte. Quando incontra Jeanne, calma, umile, innocente e appassionata, trova in lei ciò che da sempre bramava: la serenità di un amore puro e sincero, totale, una musa che gli infonde un’energia straordinaria e creativa che trasferisce nella sua arte come mai gli era accaduto in precedenza. Ne trasfigura l’essenza, la innalza a donna ideale.

Anche Jeanne, cresciuta in un ambiente della media borghesia, ma attratta irresistibilmente dall’arte, dalla poesia, dalla musica (era violinista e frequentava l’accademia di belle arti), quando incontra Modì è sopraffatta da un’esperienza metafisica: lui è la chiave perché lei possa accedere a quella consapevolezza di sé che le sfugge, che riesce solo ad intuire a tratti, che si radica nella sua natura artistica e istintiva, nel suo cuore giovane e appassionato.

È a livello profondo che avviene il riconoscimento. Entrambi si riconoscono come due anime inquiete, alla ricerca di un significato che li trascenda, guidate dall’impellenza di riuscire ad afferrare la propria vera essenza. E la trovano l’uno nell’altra. È un’esperienza che determina per entrambi una morte e una rinascita, la fine di una vita di ricerca e l’inizio di un amore sublime che avvertono nel profondo come destino.

Modì, di origini ebree e squattrinato non può offrire uno status e una vita sicura a Jeanne, ma lei lo ama come sa che non potrà mai amare nessun altro uomo. I genitori le pongono un ultimatum per lasciarlo; lei preferisce abbandonare la casa paterna per vivere una vita di ristrettezze e di miseria accanto all’uomo di cui non può fare a meno, senza dubitare mai della sua scelta. Tanto che anche di fronte alla sofferenza dilaniante del dilemma etico che le si pone – rinunciare alla custodia della bambina che hanno avuto o rinunciare a Modì, lei sceglie Modì. L’amore che la unisce all’uomo è la sua linfa vitale e perderlo significherebbe morire.

Modigliani ama intensamente Jeanne. Ma le sue condizioni di salute (era affetto da tubercolosi) peggiorano improvvisamente e la donna non può che constatarne il rapido consumarsi fino alla morte.

Non riuscendo a far fronte a quel senso di vuoto incolmabile che le dilania il cuore e l’anima, meno di ventiquattro ore dopo si getta da una finestra, incinta di nove mesi, morendo sul colpo. Mi sento vuota. Mi sento… niente, dirà con lucida calma prima di compiere l’ultimo gesto, parole che esprimono lo stato dipietrificazione, l’impossibilità di continuare a vivere ora che il suo grande amore non c’è più, ora che il suo cuore è frantumato in mille pezzi. Un amore così totale la cui perdita ha reciso quel flusso vitale che le rendeva la vita degna di essere vissuta. L’unico suo pensiero è di raggiungerlo presto. Perché le loro anime possano riunirsi per l’eternità. Perché quello era il loro destino.

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