Scena tratta dal film "The Swedish Theory of Love" di Erik Gandini (2015)

Viviamo in un’epoca di forte mutamento, da molti definita individualista e narcisista, da altri di disincanto, perché non vi sono più grandi progetti e speranze collettive che animano il futuro. Mass media e mercato pongono l’indipendenza e la realizzazione di sé a baluardi di una società sempre più complessa e mutevole, a discapito dei legami sociali e, tra questi, i legami di coppia.

È sufficiente scorrere le statistiche di matrimoni, divorzi e tassi di natalità dei paesi occidentali per comprendere che siamo in presenza di un progressivo raffreddamento dei rapporti, ad un loro allentamento e svuotamento di significato. Per Bauman i precetti che guidano molte persone oggi sono la libertà degli affetti e la revocabilità degli impegni. Nulla è per sempre. La velocità ha sostituito la durata.

 

Il film-documentario La teoria svedese dell’amore esemplifica il disorientamento prodotto dalla ricerca febbrile della libertà e dell’indipendenza assolute. In una società con un welfare elevato come quella svedese, gli effetti di un Manifesto sull’Indipendenza firmato nel 1972 dalla classe politica ha prodotto un mutamento antropologico imprevedibile, indebolendo in primo luogo la relazione di coppia: oggi, quasi la metà delle famiglie sono mononucleari; la maggior parte delle donne single che desidera avere un figlio procede all’autoinseminazione casalinga scegliendo da una “banca online” il seme del partner; i legami e le relazioni durature sono sempre meno ricercati perché creano dipendenza, tanto che - preconizza il fondatore della banca del seme - nel futuro la maggior parte delle relazioni sarà virtuale, senza un contatto fisico. Lo scenario presentato dal documentario è quello di una società di individui profondamente infelici.

Il contesto svedese rappresenta un fenomeno sui generis, ad oggi. Tuttavia sollecita alcune riflessioni sul futuro della nostra società.

Quando si è radicato questo meccanismo? Quali sono le cause? Può sopravvivere l’amore in un’epoca fredda e spassionata come la nostra?

Le spinte emancipatorie della seconda metà del XX secolo (i movimenti degli anni ’60 e il femminismo), hanno avuto un ruolo precipuo nel mettere in discussione i ruoli di coppia e i miti d’amore tradizionali, a cui, negli ultimi vent’anni, si è aggiunta una rivoluzione tecnologica che ha investito tutte le pratiche sociali. La mobilità (lavorativa, geografica e temporale) ha condizionato anche la sfera privata e le relazioni di coppia; l’allungamento della vita, suddivisa in più cicli, rende anacronistica la promessa di un amore eterno; la reversibilità delle scelte è divenuta il lasciapassare di un’identità sempre meno strutturata.

Eppure, ancora oggi, giovani e meno giovani si innamorano, si lasciano travolgere da una forza trasfigurante che li spinge a fare progetti, a sognare e a plasmare un futuro comune. L’amore di coppia resta ancora il centro attorno al quale ruotano i desideri e le speranze delle persone. La rincorsa all’indipendenza totale ha in sé il germe della sua autodistruzione, perché sottintende una razionalizzazione del legame che per sua natura appartiene alla sfera del sentimento. Dunque, mutano le modalità in cui si instaura e si porta avanti una relazione – social network e siti di incontri di potenziali partner si affiancano alle modalità di conoscenza tradizionali; mutano i tempi e le ideologie legate all’amore – il matrimonio è stato via via soppiantato dalla convivenza more uxorio, ma i dati ci mostrano che la durata media delle relazioni equipara ormai quella delle unioni sancite da un atto formale; mutano i tempi dell’intimità – oggi il sesso precede l’amore.

Ciò che non muta è il nostro bisogno (e desiderio) di vivere una vita che abbia un significato che ci trascenda, e questa eudemonia non è pensabile se non attraverso un’appagante relazione di coppia.

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