Danae, opera di Tiziano
Francesco Alberoni

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Anche nei maschi ci sono dei fattori di attrazione fissi determinati dalla evoluzione. I maschi hanno sempre sentito una attrazione per le donne giovani quindi con molti ovuli, e quindi in condizione di partorire molti figli. Per quanto riguarda l’aspetto fisico nel corso dell’evoluzione hanno sempre preferito la donna con la vita stretta e i fianchi ampi per avere buone gravidanze poi con le mammelle abbondanti per garantire la produzione di latte per i neonati. Dal punto di vista sociale e psicologico hanno sempre preferito delle femmine sessualmente ardenti, capaci di eccitarli per avere molti accoppiamenti e quindi molti figli. Ma nello stesso tempo delle femmine equilibrate senza forti sbalzi di umore e quindi portate ad essere sessualmente fedeli per garantirsi la continuità biologica. Se pensiamo al modello   fisico ideale ancor oggi rappresentato da Marylin Monroe vediamo che non siamo molto cambiati rispetto ai nostri antenati (Pensiamo alla regina Nefertiti) e forse neppure rispetto ai nostri più lontani progenitori. Ma nell’incontro con una donna i maschi non provano l’uragano sensoriale delle donne e vedono un centesimo di quello che vedono loro. Di solito la notano per qualcosa nel suo abbigliamento che la rende erotica oppure per qualcosa di particolare come i suoi capelli o il    suo modo di ridere o di parlare che attira la loro attenzione, la fa notare.

Può anche notarla quando si trova al centro di un gruppo ed è oggetto di attenzione di molti maschi. Il loro desiderio accende mimeticamente il suo desiderio e la loro competizione accende mimeticamente la sua. Ma spesso è la donna che prende l’iniziativa con uno sguardo, con un sorriso, oppure avvicinandosi in modo casuale finché in certi casi trova un pretesto per chiedergli qualcosa e può così parlare con lui.

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