Giusy Cafari Panico

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Molto spesso l’etimologia dei nomi ci dice molte cose sul loro significato e sulla loro origine.

La parola gelosia, per esempio, nelle lingue neolatine e anche nell’inglese jealousy ha radici nell’antica Grecia e nell’aggettivo ζῆλος.  “Zelos”, poi divenuto zelosus in latino, e oggi geloso, ha una serie di sfumature lessicali molto interessanti. La parola zelo è sopravvissuta da sola ed è una parola ambivalente perché significa agire in modo operoso e straordinario, ma anche farlo in modo eccessivo e per scopi non necessari, inoltre lo zelo nella religione è sinonimo di fervore, nell’accezione positiva o negativa del caso.

C’è comunque l’idea di un eccesso, e di “pericolosità” che nella traduzione dal greco è più esplicita e si arrichisce delle connotazioni di gelosia amorosa, ovviamente, invidia, emulazione, competizione, imitazione, , ed ira.

Per capire meglio il significato antico, e spesso illuminante,  della parola, sarebbe interessante fare un viaggio nello “Zelos”, nella “gelosia” del mondo greco e nella sua mitologia.

Gli Dei antropomorfi dell’Olimpo hanno dato molte prove di gelosia. La Dea più tradita e più gelosa era senza dubbio Era, Giunone per i Romani, donna bellissima e moglie nientemeno che di Zeus, che tuttavia subiva di continuo i tradimenti di un Dio potente e quindi molto ambito, e spesso incontinente sia sessualmente che sentimentalmente.

Le sue tremende vendette sono riportate in innumerevoli episodi della letteratura greca. Le dodici fatiche di Eracle/Ercole sono state provocate dalla sua gelosia per Alcmena, sua madre, che lo aveva concepito con Zeus. Mitica, appunto, è la persecuzione di Era nei confronti di Latona, con cui Zeus concepì Apollo e Afrodite,  a cui negò l’accesso a tutte le terre del globo per ospitare il suo parto. Una volta arrivò persino a progettare di incatenare il coniuge fedifrago mani e piedi per costringerlo alla fedeltà perpetua. Il tema della “Gelosia di Era” diventa quindi un tema ricorrente e studiato nella letteratura mitologica.

Se andiamo a scavare nel fondo del mito, notiamo che nella relazione tra Zeus ed Era non sono presenti molte descrizioni d’amore vero, quali invece troviamo in alcuni episodi toccanti della mitologia, quali Orfeo ed Euridice, Amore e Psiche, Ettore e Andromaca.  In altre parole, pare che negli amori più autentici la gelosia non appaia. Ovvero che amor non voglia dire gelosia, parafrasando al contrario un celebre canzone.

Nel caso di Era, inoltre, secondo alcuni studiosi, nel suo rapporto con Zeus c’era anche molta competitività, emulazione, in altre parole invidia. Con i suoi successi amorosi, infatti, Zeus dimostrava superiore potenza e attrattività rispetto a lei. La rabbia di Era, quindi, che noi chiamiamo brevemente gelosia, era una somma di tutti questi aspetti moltiplicata all’eccesso.

D’altronde la guerra di Troia nacque perché il bellissimo pastorello Paride preferì in una gara di seduzione a Era stessa e ad Atena l’irresistibile Afrodite, scatenando una gelosia/invidia che scatenò la guerra più famosa di tutti i tempi (complice l’altra gelosia parallela di Menelao nei confronti della bella Elena).

Da questo scavo nelle nostre leggende antiche, si può una volta di più riflettere sulla gelosia, che nella nostra epoca assume troppe volte l’aspetto di dramma familiare. Nell’innamoramento non c’è gelosia, Quando ci sentiamo corrisposti scopriamo che quel che noi siamo ha valore, perché a valorizzarci è proprio la persona amata che incarna in sé ogni potenziale di valore. Non c’è rivalità o invidia. Ci può essere sicuramente un dubbio, talvolta, ma si supera velocemente quando ci si rivede unici l’uno per l’altro.

 

 

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