L'attrice Rita Hayworth (wikipedia)
Francesco Alberoni

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Un semplice corpo non ha fascino. Il fascino appartiene alla persona nella sua interezza. Per incontrarlo devi uscire dal mondo impersonale, allora, improvvisamente lo vedi. Ecco, quel volto ti appare ad un tempo bello, nobile e inquietante. Non è più un viso in mezzo agli altri. Ora ne percepisci, dentro i lineamenti, la dolcezza, la fierezza. Intravvedi, al di là delle forme, una vita, anzi il mistero di una vita. Quella persona ha un passato, ha avuto amori ed ha saputo suscitare amori. Ti rendi conto che qualcuno l’ha disperatamente amata e, per un istante, l’istante in cui ti si rivela il suo fascino, tu provi, come un’ombra, quelle stesse passioni.  Ma proprio questa ricchezza ti fa intravvedere un futuro. Il fascino à una speranza e una promessa.

Nel film di Scorsese, più ancora che nel libro L’età dell’innocenza, di Edith Wharton, è così che appare la contessa Olenska con il volto dell’attrice Michelle Pfeiffer. Essa porta nella banalità della società snob newyorkese, il segreto conturbante degli amori e delle passioni europee. Un mistero che traspare nella dolcezza fiera e dolente dei suoi lineamenti, nel suo sorriso disarmante, nella sua sicurezza fra gente ostile, nel suo anticonformismo che indica altre abitudini, amori proibiti. Il fascino è sempre il tralucere di un passato e di un mondo sociale ed amoroso a noi sconosciuto, di una diversità rispetto al nostro ordine quotidiano.  L’individuo dotato di fascino ci appare assolutamente unico ed inconoscibile, è il diverso, è il mistero. Il fascino è il rivelarsi di questo mistero, è la seduzione di questo mistero. Quindi ogni individuo ha un fascino, può essere visto come portatore di fascino.

La donna di cui cogliamo il fascino perde il carattere della quotidianità, della banalità, si differenzia dalle altre come unica, diversa, superiore. È come una porta che si socchiude e intravvedi in lei un passato, una vita, e ne sei incuriosito. Ti fa desiderare ciò che non hai mai desiderato. Il fascino è un sentirsi escluso e nello stesso tempo attratto.  E poiché il suo passato, ciò che ha vissuto, noi non potremo mai averlo, la prima impressione è di qualcosa che ci sfugge, ma che è anche un invito. Ed e sempre anche il socchiudersi di una porta al di là della quale vediamo saloni scintillanti, comunque una vita diversa.

L’altro appartiene sempre a qualcuno che incominci ad amare qualcuno che appartiene sempre ad altri.  Il seduttore e perciò sempre “lo straniero”, il ladro che viola l’intimità della tua casa. Egli va per portare via ciò che non gli appartiene. E l’altro lo sa. Il sedotto identifica il seduttore come seduttore, sa che è ladro e vuole che lo sia. E lo invita.

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