Nella foto Giano Bifronte
Francesco Alberoni

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L'essenza della gelosia è un furto. Ma un furto in cui l'oggetto del furto è d'accordo col ladro. Io sono geloso di mia moglie se un altro me la porta via. Ma può portarmela via solo se lei è d'accordo. La gelosia, perciò, ha sempre la forma di un triangolo in cui, al vertice ci sono io e, all’altro lato, loro due: la persona che amo e il mio rivale, uniti dalla complicità. Infatti noi diciamo di essere gelosi tanto della persona che amiamo e che ci viene portata via come di colui che ce la porta via. Ed anche l’odio provocato dalla gelosia si può rivolgere contro l’uno come contro l’altro. Otello uccide Desdemona, invece ne La Cavalleria rusticana di Mascagni il marito tradito sfida a duello e uccide il rivale, compare Turiddu.

L’invidia, al contrario, è formata da me, dalla persona che invidio e da un pubblico che giudica. Io sono invidioso di qualcuno che mi ha superato davanti a questo pubblico che lo applaude e lo ammira. Prima, agli occhi di questa gente, io ero al suo stesso livello, avevo il suo stesso valore. Poi lui mi superato, lui viene ammirato, osannato, ed io no. Allora vado in crisi. Provo un senso di impotenza e di ingiustizia. Mi tormento e cerco di dire a me stesso che loro sbagliano. Cerco di contrastare l'opinione pubblica che si è messa dalla sua parte. Cerco di screditarlo. Lo faccio per convincere sia gli altri che me stesso.. Ma è una lotta impari perché nessuno mi crede,  e mi dicono che sono invidioso. Allora mi vergogno per essere stato smascherato. L’invidioso è un individuo isolato che lotta contro l’opinione pubblica, e perde e si vergogna del suo comportamento e della sua sconfitta.

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