Gli attori Lawrence Fishburn e Kenneth Branagh nel film Othello, di Oliver Parker
Nicola Ghezzani

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La parola «fascino» non è necessariamente positiva, anzi il suo significato originario la collocava tra quelle parole che evocano un'aura di significati decisamente negativa. «Fascino» deriva dal latino «fascĭnum» e significava sia «maleficio» che «amuleto»: la potenza magica e lo strumento che si adoperavano per imporre a qualcuno una malia, un'influenza malefica, la stessa che si riteneva potesse emanare dallo sguardo degli invidiosi e degli adulatori.

Bene. Direi che l'etimologia latina ci suggerisce una derivazione affascinante! La potenza di attrazione esercitata da una persona vista nello splendore del suo valore suscitava un tempo, come del resto anche oggi, il sentimento velenoso dell'invidia! Il «fascino» era quindi la relazione malevola che l’invidioso ha nei confronti dell’invidiato.

Splendido tema di riflessione! Ebbene, quali deduzioni possiamo trarre da questo misterioso rapporto fra fascino e invidia? La prima deduzione è questa: il fascino personale si misura non solo con l’amore che suscita in alcuni, ma anche con la sofferenza e la rabbia che induce in altri, e più precisamente negli invidiosi. Gloriamoci, dunque, di indurre invidia in qualcuno: costui, non volendo, ci indica e persino ci rivela con esattezza chirurgica il nostro più autentico valore.

Ed ecco la seconda deduzione: l'invidioso, se facesse ammenda del suo odio, potrebbe rivelarsi un affascinato, forse persino un innamorato! Lode all'invidia, dunque, che ci fa capire che cosa nella vita abbia davvero valore.

Vi consiglio ora una pratica terapeutica da applicare a voi stessi. Se ci scopriamo a provare invidia verso qualcuno, diciamoci con modestia: «Cosa mi attira tanto in lui o in lei? Forse vorrei essere anch'io come lui? Vorrei possedere le sue qualità? Forse ne sono affascinato?». Se ci ponessimo queste domande ogni volta che proviamo invidia, il mondo sarebbe un luogo bellissimo. Saremmo tutti impegnati in una gara a migliorarci, a perfezionarci, una gara a conquistare le cose più belle senza volerle distruggere. Non perderemmo tanto tempo – come invece facciamo – a odiare le qualità degli altri e a distruggere la bellezza. L’invidia ci indica il fascino che una persona o una qualità esercitano su di noi. Approfittiamone, è una limpida e puntuale indicazione.

Dunque, impegniamoci a fare questo esercizio di intelligenza e di modestia: ogni volta che proviamo invidia, trasformiamola in ammirazione, in emulazione, in desiderio di bellezza; diventeremo subito migliori e la nostra vita ne sarà trasformata.

Facciamolo! Provare per credere.

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