Quello che in modo sintetico e grossolano indichiamo come “atto sessuale” nel grande amore erotico è sempre una uscita dal mondo, una danza dionisiaca. Noi con la parola “atto sessuale” ci riferiamo fondamentalmente al coito, ma il coito è solo un momento della fusione sessuale-amorosa che si realizza nel grande amore appassionato che non è un “atto”, anche ripetuto, ma una esperienza psicofisica complessa e prolungata che si svolge in uno spazio di tempo separato dalla vita ordinaria, profana. Essa musicalmente potrebbe essere paragonata ad una sinfonia, a un duetto lirico o ad una   danza dionisiaca in cui i due danzanti entrano in un mondo di esperienze straordinarie in una totale intimità e in totale libertà.  Essi  si dedicano solo  a dirsi che si amano e a darsi piacere con le parole e con il  corpo,  creando e ricreando continuamente nuove  coreografie spontanee in cui si abbracciano, si baciano, si stringono, si accarezzano, si leccano, strofinano i loro corpi, si  penetrano, ascoltano le loro sensazioni interne, i loro odori, si esplorano, si  cercano, si  parlano,  si addormentano, si risvegliano, si ricongiungono restando a lungo l’uno nell’altro come a formare un unico corpo vibrante, ed   esprimono  la  loro  felicità, il  loro piacere e il  loro amore con parole,  grida, sussurri, mormorii,  baci.

Ciascuno scopre ogni volta nell’altro - nel viso, nel corpo dell’altro, in tutte la parti del suo corpo - una bellezza sublime, struggente, non confrontabile con nessuna cosa mai vista fino a quel momento. Nel grande amore erotico che dura anni vi sono naturalmente momenti in cui ciascuno vede anche le imperfezioni o i limiti della persona amata, ma c’è sempre un istante in cui torna a vederla con gli occhi   abbacinati dell’innamorato, come la persona più incredibilmente bella, più desiderabile del mondo, non comparabile con nessun'altra, la sola, l’unica che ha sempre cercato, la sola che placa totalmente ogni suo desiderio.

Nei Dialoghi degli amanti Rogan parla a Saky  del piacere della  vista  “Ah, Saky, sapessi cos’è il piacere della vista!  Tu resti coricata sul letto nuda, abbandonata ed io ti guardo incantato. Spesso mi metto ai tuoi piedi appoggiato ai cuscini e guardo le tue cosce rotonde, poi il fiore che mi ubriaca per la sua bellezza, e risalgo sulla tua pancia, i tuoi seni rotondi, le tue ascelle, le tue spalle e il tuo volto un po’ piegato e sorridente. Ora ti distendi, le tue belle braccia si sollevano, vedo le tue ascelle tornite, la tua testa si spinge all’indietro e mi mostra la gola candida. La tua bocca ora è socchiusa, sorride e, lentamente, lentissimamente ti sciogli.  Il tuo volto, il tuo sorriso, il tuo collo, le tue spalle, le tue ascelle, il tuo seno costituiscono allora un quadro stupendo a cui ho dato il titolo: Bellissima donna bionda che gode la sua felicità”.

La storia della pittura dopo il 1500 è piena di  quadri di bellissime donne nude dipinte dai loro amanti. E la loro serena rilassatezza, la morbidezza languida dei loro corpi nudi dà l’impressione che il pittore le abbia sempre dipinte quando erano sessualmente appagate.

 

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