Rutger Hauer in un fotogramma del film "Ladyhawke"
Maria Giovanna Farina

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Il film-fiaba Ladyhawke del 1985 colpisce per la sua “immortalità”. Siamo nella Francia del XII secolo, Isabeau d'Anjou (Michelle Pfeiffer) giunge ad Aguillon per la morte di suo padre. Lì, nonostante molti si fossero innamorati di lei, la giovane ricambia solo l'amore di Navarre (Rutger Hauer). I due innamorati devono purtroppo mantenere segreto il loro sentimento perché il Vescovo è innamorato della bellissima Isabeau e per di più è incapace di tollerare l'idea di saperla felice con un altro uomo. Il malvagio prelato venuto a conoscenza del loro sentimento, pur di impedire l’unione, stipula un patto con Satana che condanna Isabeau a essere un falco di giorno e Navarre un lupo la notte. La maledizione si potrà interrompere durante un’eclissi di sole. Per permettere che la condanna abbia fine Navarre deve rinunciare al suo desiderio di vendetta sul Vescovo. Avviene l’eclissi, la donna torna ad essere solo umana e la maledizione si scioglie, ma il Vescovo non accetta la libertà di lei e tenta di ucciderla. Interviene Navarre in sua difesa e con una spada pone fine alla vita del Vescovo. I due innamorati sono finalmente liberi di amarsi.

Ladyhawke mette in scena la sofferenza per un amore osteggiato, è la lotta dei due innamorati per salvare la loro unione e allo stesso tempo mostra l’invidia per la felicità altrui che giunge fino alla violenza. Centrale nella storia è la maledizione che va a colpire la creazione di un nuovo mondo che i due amanti si apprestano a generare. Il loro amore forte, bello e immortale crea invidia in chi non conosce la vera passione reciproca, che è libertà e non potere sull’altro, e colloca il Vescovo nei panni dello sconfitto. Per questa ragione il religioso accecato dall’odio e dalla inaccettabile disfatta sposa la causa del Diavolo che divide chi è unito: egli fa un patto con il male. Isabeau e Navarre sono condannati a desiderarsi senza mai incontrarsi, la pellicola ci mostra con struggente intensità i pochi istanti in cui possono vedersi come esseri umani per poi subito dividersi: lei falco e lui uomo o lei donna e lui lupo. La metamorfosi che entrambi subiscono ad ogni alba e ad ogni tramonto blocca, opponendosi al nuovo mondo in costruzione, la loro coppia e con crudeltà la maledizione si va ad insinuare nell’area privilegiata inaccessibile a tutti gli altri esseri umani. Il Vescovo colpisce la coppia nel momento della creazione, certo di raggiungere il proprio scopo.

Il potere terreno, infatti, unito a quello del male rende più imperioso il dominio sull’amore e sul femminile nel tentativo di sottrarre la forza dell’invincibilità, ma chi si ama è indistruttibile agli attacchi della separazione. Chi vuole dividere sembra sapere che se distrugge lo stato nascente condanna la coppia alla disfatta. Fortunatamente nella storia, al contrario della vita reale, l’aguzzino dei sentimenti rimane sconfitto dalla forza soprannaturale dell’innamorato; Navarre è capace come un cavaliere valoroso e vittorioso di tenere stretta a sé la sua dama, salvandola, tra l’altro, da un tentato femminicidio. L’ultima scena del film celebra la vittoria dell’amore sull’odio: alla morte del Vescovo segue un’esplosione catartica di gioia fatta di sguardi infiammati e di abbracci appassionati che ci comunica quanto i due siano finalmente liberi di gridarsi: “Ti amo!”. Un fascio di luce li illumina assicurandoci che sono un’unica sostanza, lontana dall’odio e prossima all’eterno.

 

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