Anche i bambini si innamorano e ciò va compreso in relazione all'amicizia che fin dall'infanzia è un ricerca del rapporto esclusivo con l'amico o l'amica del cuore a cui raccontare i piccoli segreti. L'amore è altro. Un recente fatto di cronaca, quello del bambino di nove anni che ha “dirottato” il pulmino scolastico per andare a trovare la sua fidanzatina a casa, dopo qualche giorno di assenza da scuola, perché ammalata, mi ha ricondotta alla personale esperienza infantile del primo innamoramento: anche da piccoli il sentimento è decisamente differente dall'amicizia, esso è ciò che, fin dalle origini della sua nascita in noi, richiede l'esclusività. Cosa non si avrebbe fatto già a sei anni per incontrare il nostro amato? Andare a scuola era il momento in cui l'attesa aveva fine, era giunta l'ora di rivederlo, poterlo salutare, arrossire per lui, scambiare uno sguardo d'intesa e avvertire i primi palpiti del cuore. I primi brividi se lui ci rivolgeva la parola, i primi capogiri mentre il soffitto della classe pareva muoversi spinto da un vortice: tutti segnali che la passione era in noi e anche se da bambini non ci sfiorava il lato erotico come negli adulti, con quell'esperienza abbiamo percorso i primi passi di ciò che da grandi sarà per noi l'innamoramento e l'amore. La prima occasione in cui sperimentare la passione che ci ha fin da allora educati alla coppia. Anche se l'innamoramento infantile non conduce ad un rapporto sessuale, si esprime con il desiderio di possesso: quel bambino è solo mio e non posso tollerare che lui pensi ad un'altra, lui deve amarmi come io amo lui.

La mia esperienza autobiografica è una testimonianza della teoria di Alberoni che nel suo libro “Il primo amore” sottolinea la similitudine di un tal amore infantile con il colpo di fulmine che differisce da quello adulto per la mancanza della sessualità; l'innamoramento infantile ha spesso ha una lunga durata e può protrarsi fino all'adolescenza quando poi, sia maschi che femmine, iniziano a svalutare i propri amori infanti e si innamorano di nuovo.
La notizia del dirottamento è senza dubbio una esagerazione giornalistica, ma interessante perché dirottare un mezzo è, metaforicamente, saper usare tutta l'energia potente posseduta nel corpo tanto da renderci capaci di spostare con il solo desiderio un oggetto impossibile da muovere, è come dire ti amo così tanto che per te farei le follie più inimmaginabili infrangendo, in questo caso specifico, anche le regole. Non sappiamo veramente cosa sia accaduto a questo piccolo inquieto innamorato, ma ricordando anche la nostra esperienza infantile, abbiamo la gioiosa certezza espressa dalla narrazione simbolica dei suoi desideri che ci dice quanto il bambino nel suo intimo abbia avvertito il dolore dell'assenza. Un dolore che ha bisogno di essere lenito. Con la sua azione ha espresso la purezza di un sentimento che non va sottovalutato né deriso, tanto meno addomesticato. Perché anche i bambini liberamente amano e, così facendo, creano il primo distacco dalle figure di riferimento.

Articoli simili

All articles loaded
No more articles to load