Il ruolo dell’amante oltre che solleticare fin dalla notte dei tempi l’immaginario collettivo spesso ha avuto un rilievo che andava al di là delle sue prerogative abituali, ovvero di donna segreta, custode di raffinate armi seduttive che la consorte ufficiale non possedeva, in perenne attesa di un momento libero dell’amato.

Essere la favorita, di un harem, o di un gruppo di cortigiane, ha comportato sempre un potere decisionale molto forte: uno dei primi esempi è stato quello di Salomé, che per una sola danza ottenne da Erode la testa del Battista. Tanti i casi anche nella tradizione araba. Ma è nell’epoca splendente dei re Luigi di Francia, a cominciare da Re Sole, che sono diventate celebri le concubine dei re.

In una microsocietà come quella di Versailles, avulsa dalla realtà e abitata da nobili mediocri e adulatori, gli intrighi di corte ricreavano scontri politici e sociali in cui una relazione, una frase o un litigio potevano decretare la fine sociale di una persona o al contrario il suo innalzamento. Quando una persona era in auge e vicinissima al sovrano assoluto, una sua parola poteva fare la differenza persino in una guerra. E chi poteva essere più vicino di chi condivideva il suo letto?

L’esempio più celebre di “favorita” è quello di Madame Pompadour, la bellissima amante di Luigi XV. Di nascita modeste, allevata in un convento, con doti di cantante e di attrice, tramite un matrimonio di interesse con un buon partito, riuscì ad avvicinarsi ai vertici dell’aristocrazia finché il re la incontrò e se ne innamorò donandole il titolo nobiliare di Marchesa e il nome che la portò alla storia.

Fu “maitresse en titre”, ovvero amante ufficiale del re, per molti anni, non limitandosi a soddisfare i suoi robusti appetiti sessuali, ma intervenendo persino in affari di politica estera rovesciando alleanze, favorendo matrimoni reali, diventandone praticamente il primo ministro.

La moglie ufficiale, che il re aveva sfiancato con dieci gravidanze per poi perdere qualunque interesse per lei, non ebbe mai su di lui nessuna influenza politica, proprio perché non ne ebbe nessuna né a livello di amore né di passione.

Il re, profondamente innamorato della Marchesa, pendeva dalle sue labbra e placava la sua depressione grazie agli spettacoli teatrali e musicali da lei stessa interpretati, alle nuove opere architettoniche che ella stessa ideava. Nel suo celebre salotto culturale svettavano personalità di grande spessore, tra cui Voltaire, che la ricopriva di elogi sia per ingraziarsi il re, ma anche perché sinceramente ammirato dall’affascinante e colta cortigiana. A suo modo, anche Diderot la omaggiò con “I Gioielli indiscreti”, il romanzo che suscitò un grande scalpore anche perché vi si celavano le immagini erotiche del sovrano e della Marchesa.

Non era facile tuttavia sostenere tutti questi ruoli: maestra dell’eros, amica, consigliera, politica, mecenate e responsabile di ogni passatempo del re.

In altre parole, essere amanti dei potenti, ieri come oggi, non è così facile come può sembrare.

Nonostante l’importanza raggiunta Madame Pompadour era soggetta, come tutte le amanti, a un certo disprezzo – seppur manifestato solo alle sue spalle – e la sua posizione era fragile, in quanto dipendeva in tutto e per tutto dal persistere dell’innamoramento del suo Re e minacciata in continuazione dalle rivali e dagli intrighi.

Intelligentemente, la cortigiana riuscì a trasformare, nel tempo, la passione con il sovrano in amicizia, scegliendogli personalmente un ricambio di amanti giovani, in modo tale però che lui non si affezionasse in particolar modo a nessuna. Fu così che, a differenza di Madame Du Barry, che le succederà come favorita dI Luigi XV, si spense nei lussi e negli agi.

 

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