In un bel racconto Tolstoj narra la storia di un contadino che ha bisogno di aiuto e si presenta al signore con un’oca arrostita in dono. Il padrone gli chiede come dividerla, avendo due figli e due figlie. Il contadino allora taglia la testa dell’animale: «tu sei il padrone, ecco la testa»; taglia la parte posteriore e la dà alla padrona, la custode della casa. Consegna le zampe ai figli perché seguano la via del padre e le ali alle figlie che, sposandosi voleranno via.
È la struttura del patriarcato, fondata sulla proprietà privata, il principio di autorità maschile (pater) e su una rete di rapporti definiti da millenni.
Il patriarcato, in crisi da tempo, oggi sta scomparendo e le regole di vita sono diventate vaghe e confuse. La donna un tempo assicurava la discendenza legittima, per questo veniva accuratamente sorvegliata e rinchiusa. Doveva rimanere vergine e sposarsi giovane, fare figli. e le era proibito qualunque altro percorso di vita. L'uomo deteneva l'autorità e la responsabilità delle scelte era in mano sua. Era del resto educato a farlo, salvo poi considerare "naturali" i caratteri maschili e femminili.
Oggi, grazie all’avanzamento culturale e alla diffusione degli anticoncezionali, la donna ha scoperto con gioia altri ruoli: lo studio, la ricerca, la carriera, persino il comando. Ha scoperto il sesso come libertà, come momento ludico non legato al matrimonio, ai figli, alla paura. I figli oggi vengono dopo "quasi" a tutto. Sono diventati una scelta soggettiva e per nulla legata a un dovere di dare la discendenza di sangue.

Ed è strano accorgersi che il punto focale del patriarcato che tanto svalorizzava il femminile era proprio la donna. La donna che controlla la propria fertilità fa crollare l’intera struttura.

È la fine di un paradigma su cui si è strutturata la nostra civiltà, che aveva dato i valori fondanti. Che diceva cosa era il bene e cosa il male: l’uomo doveva saper comandare e la donna ubbidire. Le virtù femminili di un tempo si sono trasformate in ostacoli e gli uomini faticano ad assimilare la competenza emotiva e la sensibilità che sono oggi necessarie per confrontarsi con le donne e lavorare insieme.

Qual è il vero problema? Non nell’uomo e nella donna che oggi possono anche smettere di giocare al padrone e alla serva, ma nel potere che oggi è nascosto. Il potere del patriarcato non l’hanno preso le donne: non siamo “tornati” alle società matricentriche, che si basavano su valori altrettanto forti, di  coesione di gruppo, cura, cooperazione.  Come ha messo in luce Neumann nel libro Storia delle origini della coscienza, nelle società arcaiche il gruppo era più importante del singolo e il pensiero era probabilmente un pensiero collettivo.  Ma oggi la questione è il potere e il potere  non si sa dov'è: è nascosto in strutture impersonali. Il tiranno oggi è senza un nome ed è più pericoloso: si deve trovare un modo nuovo per combatterlo.

È una grande sfida densa di opportunità: la sfida è non combattersi più, ma combattere insieme contro enormi poteri impersonali finanziari che vogliono la sottomissione globale degli individui: maschi o femmine, ci vogliono soli e isolati, poveri, impauriti.

Noi rispondiamo unendo le forze.

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