Immagine: Aridità, acquarello di Daniela Lorusso
Maria Giovanna Farina

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Quando amiamo qualcuno desideriamo che quella persona viva un rapporto esclusivo con noi e che nessun altro entri nella relazione, ciò è sano e normale e accade in entrambi i sessi; tutto si trasforma in patologico quando non si permette più al partner di vivere serenamente la propria vita controllandola e dubitando di ogni suo gesto.

Ludovico Ariosto sa descrivere con una metafora tutto il dolore della gelosia vissuta nel cuore del suo Orlando Furioso: “Tanti son chiodi / coi quali Amore il cor gli punge e fiede”.

Ma siamo sicuri che sia l’amore la fonte originaria del dolore della gelosia?

Ogni forma di gelosia nasconde la paura della perdita dell’unità, il terrore, nei casi estremi, di essere abbandonati dalla persona che amiamo. Un certo grado di gelosia è un naturale aspetto dell’amore, manifesta l’attaccamento a chi amiamo e da cui non vogliamo separarci: assomiglia all'invidia, ma mentre la gelosia riguarda ciò che si possiede e non si vuole perdere, l'invidia riguarda ciò che si vorrebbe avere e non si ha ancora.

La gelosia cambia a seconda delle varie epoche della vita: da giovani l’insicurezza e l’inesperienza la favoriscono, mentre con la maturità si comprende l’inutilità di certe forme di attaccamento al partner ed è più facile superare il timore di essere preferiti a qualcun altro. Le donne, quando sono eccessivamente gelose si angustiano se un’altra gravita nell’area circostante il proprio uomo: per cultura sono portate a credere che le altre siano tutte rivali dedite alla conquista di lui, quello che amano. Entriamo così nel vivo del sentimento di gelosia: l’oggettualizzazione del nostro partner, come se fosse una mera cosa da non lasciarsi sottrarre e non una persona degna della nostra fiducia. La gelosia quando esce dai confini della normalità è un fattore destrutturante, rovina le relazioni, esaspera l’altro che si sente ingabbiato dalle sbarre rigide di un sentimento devastante. Con la gelosia si soffre in due. La mancanza di una buona considerazione di sé è la sua causa principale e tutto riconduce all’infanzia quando i genitori non sono riusciti a trasmettere nel bambino la consapevolezza del proprio valore: in questo modo tutti diventano migliori, più capaci di noi e quindi una minaccia.

Per Freud ci sono tre principali forme di gelosia che ancor oggi possiamo considerare presenti nelle relazioni sentimentali: gelosia competitiva o normale, gelosia proiettata e gelosia delirante.

La gelosia competitiva o normale si manifesta principalmente con dolore, ansia e angoscia a causa della perdita di chi amiamo, e da sentimenti ostili verso il rivale.

La gelosia proiettata proviene, per entrambi i sessi, dai tradimenti già subiti nel corso della vita affettiva o da spinte inconsce verso il tradimento: il nostro desiderio di tradire ci rende gelosi del partner perché in lui vediamo i nostri desideri.

La gelosia delirante è determinata da tendenze al tradimento che sono state rimosse dove gli oggetti di queste fantasie sono dello stesso sesso del soggetto geloso.

Chi è geloso trova continue prove a favore del proprio sentimento come se volesse convincersi della necessità inderogabile di avere una concreta ragione per esserlo. La gelosia si impone, costringe a soffrire per il fantasma di un lontano passato ormai perduto, l’oggi subisce il dolore di ieri, una morsa soffocante affonda i suoi artigli nella gola e nel cuore di una donna ferita.

Altra cosa accade ai maschi, se malati di gelosia, essi sono ossessionati dalla perdita dell’oggetto su cui hanno il dominio: non è quella donna in particolare, ma in generale “la donna” di cui vogliono possedere la chiave quasi fosse una proprietà privata. La loro non è paura di perdere l’amore, bensì non accettano di perdere il potere su di lei. Da qui al femminicidio la strada è molto breve. Nei maschi c’è anche uno stretto legame tra gelosia e potenza sessuale, quando quest’ultima cala, di conseguenza aumenta l’insicurezza e nasce la paura che la partner possa cercare altrove il sesso. E allora entra in gioco la competizione, una forma di gelosia legata alla perdita: l’altro è un rivale di duello al quale devo strappare la vittoria.

Una caratteristica legata alla gelosia è la dipendenza emotiva, siamo sempre nell’area della cattiva considerazione di sé per cui ci sforziamo di risolvere il nostro senso di inferiorità e inadeguatezza affidandoci alle braccia di chi crediamo di amare, ma che in realtà è solo qualcuno in grado di donarci la sicurezza di cui siamo carenti o del tutto privi. La dipendenza emotiva si instaura se c'è un bisogno affettivo sopito, nascosto, solo apparentemente superato che trova terreno favorevole per venire alla luce quando nasce un amore. La dipendenza emotiva, come tutte le forme di subalternità, peggiora la situazione relegando chi dipende in una condizione di blocco dove non c’è possibilità di evoluzione.

La gelosia non si supera con il puro ragionamento e neppure con una presunta conquista della consapevolezza: chi è geloso non si rende conto del proprio stato, ma ne percepisce solo i sintomi dilanianti. Si strugge, diventa sospettoso, maniacale e persecutorio leggendo ogni gesto dell’altro come prova dei sospetti che serba dentro di sé: le scenate di gelosia sono all’ordine del giorno e il partner fatica a sopportare. Solo chi ama davvero tollera un partner geloso e lo aiuta, non lo abbandona deridendo il suo dolore, ma con un impegno di coppia fatto di paziente dialogo, che è comprendere le ragioni dell’altro mettendosi nei suoi panni, cerca di guarire il terribile male.

Riprendendo l’Orlando Furioso, i chiodi pungono il cuore del geloso, lo fanno sanguinare impedendogli di presentarsi all’appuntamento esclusivo con l’Amore: l’incontro si trasforma però in uno scontro distruttivo che si conclude con la morte di Eros.

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