La sposa del vento, Oskar Kokoschka 1914, Kunstmuseum, Basel.

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Non siamo mai così indifesi verso la sofferenza, come nel momento in cui amiamo, sosteneva Sigmund Freud. Perché quando siamo innamorati e il nostro amato si allontana, o non ci ricambia più, la disperazione ci annichilisce, ci pietrifica, viviamo una sensazione di vuoto incolmabile, siamo frastornati dal dolore e tutto intorno a noi perde di significato. In quel momento siamo persuasi che non saremo mai più in grado di amare, di donarci con tutti noi stessi ad un’altra persona, di riprendere la nostra vita che ormai ci appare sbiadita, povera, deludente.

Molti vorrebbero sprofondare nel nulla fino a che il dolore non sia passato; altri si gettano nelle braccia del primo che offre loro consolazione. Altri ancora non si rassegnano alla fine della relazione e le cronache sono zeppe di delitti compiuti in ‘nome dell’amore’.

Ma vi sono casi in cui il flusso di energia straordinaria dell’innamoramento non può più essere frenato e cerca altre strade per potersi compiere.

Ugo Foscolo sublimerà il dolore per la fine del suo primo grande amore per Isabella Teotochi Albrizzi nelle Ultime lettere di Jacopo Ortis. Charlotte Brontë, innamorata non corrisposta di un professore belga sposato, dalle lunghe e passionali lettere scritte all’amato trarrà i romanzi Il professore e Villette. Oskar Kokoschka, come confida nella sua autobiografia, per liberarsi dalla sua ossessione dopo la fine della tormentata relazione con Alma Mahler, dipingerà La Sposa del vento, che resterà l’opera più celebre e scandalosa della sua enorme produzione artistica.

Anche nella quotidianità tutto questo può avvenire. Anni fa, un’amica lasciata dall’ ‘amore della sua vita’, mollò tutto, lavoro, casa, famiglia e si trasferì in Mato Grosso, dove profuse tutta la sua energia nella realizzazione di una scuola; qualche mese dopo conobbe un medico volontario e iniziò una nuova storia d’amore.

Come è possibile che alcuni riescano a rinascere dalla condizione dolorosa che segue la fine di un grande amore?

Attraverso la rielaborazione di quello stesso stato nascente che aveva permesso loro di intravvedere, durante l’innamoramento, un’immagine di sé più autentica, liberata, migliore. L’innamoramento ha messo in moto un processo di trasformazione individuale che è impossibile arrestare. Lo slancio vitale in questi casi ha trovato un’altra meta su cui convogliare tutta la sua potenza e l’energia frustrata. La tensione ora plasma un nuovo ordine delle cose: è l’atto creativo, che permette di iniziare una nuova vita dalle ceneri di una relazione. Quella mia amica – per onore di cronaca – ha creato col suo nuovo amore una famiglia e vivono ancora oggi felicemente insieme.

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