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La rivoluzione sessuale fu un momento di grandi entusiasmi e di cambiamento: in particolare nel mondo hippy la prima conseguenza fu la rottura dei legami di coppia. Era il modello stesso dell’amore di coppia ad apparire improvvisamente superato, malato e paralizzante e fu naturale pensare di sostituirlo con un modello più ampio e libero: un ideale di appartenenza al gruppo, di fratellanza che sfociava in un rafforzamento dei legami erotici comunitari.

Si diffuse la convinzione che non era bene legarsi a una singola persona, perché i legami ‘legano’ e una persona sola non esaurisce mai il mondo dell’altro, per quanto ricca sia la sua personalità e i suoi talenti.

Di quegli anni di grande fervore ricordiamo anche grandi affollamenti come Woodstock, ma ne avvenivano un po’ ovunque, anche in Italia, sul fiume Po: erano ritrovi dove i giovani stavano nudi come se fossero vestiti e facevano l’amore liberamente senza l’idea di possedersi e senza obblighi. Una liberazione sconfinata.
Di colpo si era liberati dal peso dell’ingresso nell’età adulta: un taglio netto dall’oppressione della società che costringeva i giovani, dopo la breve parentesi degli anni universitari, a perdere le energie migliori per tuffarsi in matrimoni tediosi, lavori tristi e marmocchi piangenti.
Non la si voleva più quella vita già finita prima di iniziare: non si voleva la responsabilità, l’impegno, la fatica fisica, gli obblighi sociali, le pappe e i pannolini. Quella generazione guardava con commiserazione il mondo dei loro genitori, così privo di eros e di spontaneità e creava un futuro nuovo, libero ed esaltante.

E questo modo di pensare non è scomparso con il movimento hippy e le sue celebrazioni orgiastiche. È diventato pratica quotidiana nella vita moderna dove il sistema produttivo è molto fluido e richiede individui, non coppie o famiglie radicate nel territorio.

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