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Seduzione e innamoramento sono profondamente diversi e non per i gesti esteriori, che possono apparire molto simili, ma per il fatto che l’innamoramento è fondato sulla verità, mentre la seduzione è tutta basata sulla menzogna.

Chi si innamora vuole cambiare la sua vita, si dona all’altro, si presenta come è, dice tutta la verità.

Chi seduce vuole soltanto giocare, divertirsi, vincere e lo fa utilizzando il registro della menzogna, raccontando se stesso e i propri sentimenti in modo verosimile, creando un personaggio adatto a colpire l’immaginazione, entrare nella sfera intima della preda, facendola innamorare.

L’obiettivo di un seduttore è sempre la capitolazione dell’altro nella forma dell’innamoramento. E a quel punto, avendo vinto, chiude il gioco.

Vi è da rilevare che nella nostra cultura l’uomo conquistatore che seduce le donne e le abbandona dopo averle possedute non è mai stato condannato socialmente, ma è sempre stato visto come un uomo potente, di successo e di conseguenza ammirato.

Le grandi seduttrici del passato erano donne che vivevano una vita fuori dagli schemi delle donne per bene e si imponevano per la loro capacità di violare la morale corrente, nel mettersi al di sopra di essa e non innamorarsi mai di nessuno. Il grande seduttore e la grande seduttirice sono persone che violano la morale corrente e che sanno andare oltre, nel bene e nel male, alle regole. In questo risiede una componente non indifferente del loro fascino, quella di prendere la vita e le situazioni come un gioco. I seduttori ci rivelano che la differenza tra innamoramento e seduzione si palesa nel fatto che la seduzione si pone come un gioco e segue un metodo, un piano preciso, piano che chi si innamora non vede. La bellezza del gioco è nel fatto che il sedotto non ne è al corrente e non capisce cosa accade. Quello che non sa è di aver di fronte una persona che non dice mai la verità, mentre lui la dice sempre: così facendo cede il suo potere all’altro lasciandosi suggestionare.

Cedere alla seduzione ha molto spesso un esito nefasto, anche se non sempre rovinoso come nell’esempio letterario più famoso: Madame Bovary.

Non vi è forse, nella letteratura, personaggio femminile più detestato di Madame Bovary, una giovane ragazza di provincia che sogna la vita dei ricchi e “Parigi”, ma non ha i mezzi per elevarsi socialmente e fare quella vita. Si accontenta di sposare un medico di campagna, vedovo, ma subito si accorge che il marito non è in grado di offrirle nulla e si sente morire di noia e angoscia,  in un luogo dove non accade mai nulla.

L’unico essere maschile che fa breccia nel suo cuore è un giovane, Leon, che frequenta col marito. Ma di fronte ai segni dell’innamoramento che sboccia, Madame Bovary si chiude come un riccio, lo allontana divenendo rigida e sprezzante. Poi Leon parte e lei rimane sola e completamente disperata. È allora che conosce Rodolphe, un ricco aristocratico libertino che è attratto da lei e decide di conquistarla. Rodolphe è un seduttore avvezzo a conquistare le donne. Sa penetrare nel loro animo e capisce in un attimo tutta la desolazione della ragazza e anche che il marito non conta assolutamente nulla per lei. Vede che è assetata di amore, che non pensa ad altro, vede il suo sogno di ricchezza: è una preda molto facile e parte alla sua conquista senza alcun timore di fallire. Sa già di rappresentare per lei l’incarnazione più vicina a ciò che sogna.  Che non c’è nulla che possa fornirle riparo, nessuno tra l'altro con cui parlare, che la possa mettere in guardia.

Aldilà delle letture psicoanalitiche o di struttura caratteriale dei personaggi del romanzo, io propongo di questo romanzo una lettura sociologica: infatti non è la personalità di Madame Bovary a dominare, ma l’elemento ambientale, la sconfinatamente noiosa vita nella campagna francese e la colpa di Bovary è che non vuole accettare che la sua vita sia tutta lì.

Qualunque ragazza carina e assetata di vita sarebbe stata in grande difficoltà a non cedere alla corte sapiente di Rodolphe. I palazzi degli aristocratici erano pieni di servette circuite dai padroni e dai loro amici, qui Flaubert ci mostra una donna apparentemente libera. Ma non è libera Emma. La libertà per lei sarebbe stata partire per Parigi e giocarsela tutta. Molti dei nostri sogni vengono prodotti per non morire, per non vedere la banalità della nostra vita, ed è in questo sogno che Rodolphe si insinua.

Vediamo la struttura del copione che Rodolphe mette in atto. In primo luogo, la galanteria: le fa molti complimenti facendola sentire bella, elogiando il suo gusto nel vestire (aristocratico in quanto Emma si veste ben al di sopra delle sue possibilità e dei suoi vicini di casa) e accentuando la sua differenza rispetto alla gente del luogo (“tra tutta questa brava gente non ce n'é una sola che sappia capire il taglio di un vestito…").

Poi Rodolphe entra nel suo stato d’animo fingendosi malinconico, triste, solo, assetato d’amore (come lo è lei). Solo che Emma è triste perché vorrebbe quello che ha lui e quindi questa comunanza va a pescare nel senso di invidia. La tattica di Rodolphe non è certo nuova, già Ovidio nell’Arte di amare raccomandava di fingersi tristi, fare sguardi languidi, sospirare.  Rodolphe calca la mano e le dice di annegare nella tristezza, e che se sembra allegro è perché mette una maschera sulla faccia. E che gli manca un vero affetto.

Rodolphe non si pavoneggia delle sue ricchezze ma fa scorrere in secondo piano la loro distanza sociale, facendo sentire Madame Bovary più vicina a lui, più intima, appartenente alla sua sfera intima. Ma la seduzione ha bisogno di un altro importante tassello: Madame Bovary deve essere indotta a commettere un adulterio, un passo allora assai riprovevole. Deve passare dall'immaginazione ai fatti. Dunque Rodolphe si adopera per modificare la percezione della morale sociale della donna, facendo passare in secondo piano “l’adulterio”  e facendo venire in primo piano il “riconoscimento tra anime affini predestinate. “

Nell’abilità di parola di Rodolphe cedere a lui diventa un atto di verità, di amore, di libertà, di vita. Al contrario, la fedeltà a un uomo che non si ama viene ad assumere la parvenza di qualcosa di depravato e moralmente indegno: Rodolphe le sussurra che le persone del posto non sono altro che un mucchio di vecchi stupidi con il rosario in mano che parlano di dovere, ma invece  il dovere è non accettare a occhi chiusi tutte le convenzioni sociali  che ci impediscono le passioni e l’amore. A questo punto la serratura del cuore di Madame Bovary è stata forzata. Contrapponendo la falsa e piccola morale convenzionale a quella elevata, eterna dell’amore delle creature passionali come lo sono loro, Rodolphe ha creato un ampio spazio nella mente della giovane, dove lei non avverte alcun impedimento morale nei suoi confronti. E dove agire significa avvicinare il suo sogno alla realtà.
A questo punto le può anche dire, e infatti glielo dice, di avere una pessima reputazione, ma la giovane ormai è stata sedotta e quindi su di lei la sua ammissione non ha alcun effetto. In ultimo, lui non tenta di baciarla  subito, appena stanno soli, ma solo alla fine di una lunga giornata: lei si sottrae con scarsa convinzione e lui non insiste. Sa che vi è ancora una minima resistenza che deve essere abbattuta: Rodolphe la saluta e sparisce per sei settimane. Quando si ripresenta a casa sua, le legge in viso che è vinta, non ha fatto altro che pensare a lui, aspettarlo, sognarlo. Rodolphe, non amandola, può stare lontano quanto vuole e utilizzare uno dei meccanismi più potenti, quello della perdita.

Per Madame Bovary Rodolphe sarà un vero amore, un grande amore. Si lascerà andare all’amore in modo spontaneo, vero e naturale, pensando che lui sia la sua anima gemella. Ma la donna per lui è come molte altre una semplice conquista alla quale mente sempre, continuamente.

Infatti, come aveva pianificato sin dall’inizio, quando lei è ormai totalmente avvinta, quando gli chiede di fuggire insieme, la abbandona con una lettera piena di falsa ipocrisia.

Di fronte al gioco seduttivo la vittima è completamente cieca e ignara. Il registro della menzogna lascia l’altro nella più totale confusione, ipnotizzato e vinto.

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