Orfeo ed Euridice
Cristina Cattaneo Beretta

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Una giovane donna aveva un fidanzato che non voleva sposarsi e avere figli.  Ma lei voleva proprio una famiglia e dei figli e poichè non sapeva riconoscere che questo suo bisogno era primario, continuò la relazione con lui. In ogni situazione lo trovava egoista e lo rimproverava , ma sotto al suo rancore vi era la grande esigenza che lei aveva represso, che non riusciva a difendere, ma non era negoziabile.  Così iniziarono a litigare sulle questioni più banali sino a lasciarsi.

Un giorno conobbe un altro uomo,  costui era divorziato e voleva intensamente rifarsi una famiglia e poichè non aveva avuto figli, desiderava tanto averne uno. Di quest’uomo lei si stava innamorando e questo incontro avveniva nel momento giusto per entrambi. Ma lui era molto diffidente perché era stato ferito dalla ex moglie e quindi non si fidava delle donne.

Anche lei non si era del tutto liberata del vecchio fidanzato, che improvvisamente si materializzò  sofferente ed emaciato  chiedendole un ultimo favore: accompagnarlo in pellegrinaggio da padre Pio. Il nuovo  amico la minacciò di lasciarla e gli amici cercarono di dissuaderla, le consigliarono di non andare, ma a lei sembrava di essere cattiva a non aiutarlo. Per lei era importante essere una persona buona su cui contare. Così accompagnò il suo ex fidanzato da padre Pio e perse per sempre il nuovo fidanzato che se ne andò senza neppure darle il tempo di spiegare.  Da quel momento lei si chiuse nella solitudine.

Questa situazione ci ricorda che la tentazione di guardarsi indietro, nasconde un grave difetto: la paura del futuro, non sapersi staccare dal passato, la mancanza di fede. Vi è infatti una legge di natura: quando ci stiamo innamorando, quando stiamo iniziando una nuova vita, anche se siamo tentati e richiamati a  guardarci indietro non dovremmo mai farlo. Il ricordo e l'abitudine che si è insinuata in noi con la continua ripetizione, l'odore del vecchio mondo non possono coesistere con lo stato nascente dove tutto è nuovo, una creazione. Lo disse anche Gesù con la frase: "lasciate che i morti seppelliscano i loro morti".

L’amore, come ogni nuova impresa, richiede il coraggio e lo sforzo di chiudere ogni ponte con il vecchio mondo, sapendo che non tutto era malvagio e da buttare. Può sembrarci ingiusto e crudele, ma questa non è una legge morale: è il modo in cui funziona il processo di rinascita e la nostra psiche.

Mi stupisco sempre che non ci sia situazione umana di vitale importanza che gli antichi non abbiano già trattato. Sul voltarsi ne abbiamo ben due. La prima, narrata nella Bibbia è la storia di Lot che viene aiutato da due angeli a fuggire avventurosamente dalla città di Sodoma. Ma la moglie di Lot, anche se viene ammonita a non voltarsi a nessun costo, non resiste, si volta e viene tramutata in statua di sale.

La seconda è una storia assai più intensa. È la storia di Orfeo, bellissimo pastore con un talento musicale eccezionale. E’ figlio di Apollo, è un uomo che sa amare. E quando perde Euridice la sua sofferenza è così forte e la sua arte esprime così intensamente il dolore, che convince gli dei a farlo scendere nell’Ade per andare a prenderla. E’ un viaggio pericoloso che sfida le leggi di natura e c’è il rischio di non tornare. Tutto procede bene  e Orfeo sa di non doversi voltare sino a quando saranno fuori. Ma giunti nella zona liminare tra l’Ade e la terra lui, improvvisamente si volta a guardare Euridice, tanta era la  paura che ella fosse rimasta indietro, di averla persa. Euridice  sprofonda di nuovo nel regno dei morti.

Orfeo infatti non potrà ripetere il viaggio. La lezione è che il tempo non è continuo e il gesto di un attimo non può essere modificato l’attimo seguente; tra i due tempi, tra si è aperta una voragine che ha creato due mondi.

Il semplice voltarsi non rischia di ritardare un po’ il nostro viaggio, ma lo fa fallire per sempre. Tutte le nostre energie devono essere volte in avanti, offerte alla vita con lo sguardo fissamente posato sulla direzione da prendere.

Orfeo, presa così per mano la sua sposa iniziò il suo cammino verso la luce. Durante il viaggio, un sospetto cominciò a farsi strada nella sua mente pensando di condurre per mano un'ombra e non Euridice. Dimenticando così la promessa fatta si voltò a guardarla ma nello stesso istante in cui i suoi occhi si posarono sul suo volto Euridice svanì, e Orfeo assistette impotente alla sua morte per la seconda volta.

«Già di nuovo stava morendo non ebbe parole di rimprovero per il marito (e di cosa avrebbe dovuto lamentarsi, se non di essere amata?)».

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