Girl at mirror, Opera di Norman Rockwell
Cristina Cattaneo Beretta

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L’esperienza del nostro corpo non è mai oggettiva, ma è fatta di due polarità, una esterna, che ci porta a guardarci dal di fuori con gli occhi degli altri, dei gusti dominanti, di ciò che la società in un dato periodo considera affascinante. A questo si aggiunge, si bilancia o talvolta si contrappone la percezione interna di noi stessi, un guardarci dal di dentro, dove viviamo l’esperienza del nostro corpo, delle emozioni delle passioni e dei desideri che lo attraversano. Mentre il guardarci da di fuori è un immaginare visivo, il vissuto interiore ha una qualità cenestesica, è un sentire.

Nella ragazza nel ragazzo, che passano dal mondo infantile all’adolescenza, lo sviluppo psicosessuale segna un’improvvisa rottura rispetto al passato- improvvisamente il dentro e il fuori che prima aderivano perfettamente, sembrano disgiungersi, il giovane perde il senso di unità infantile che lega la percezione di sé all’immagine di sé. A me sembra che proprio questa frattura segni l’inizio della vita amorosa. Il bambino si vedeva con gli occhi dei suoi genitori o degli insegnanti, ora scorge un nuovo collettivo che diventa più importante, lo guarda e in fondo lo giudica: è un confronto con una comunità di riferimento che va costituendosi insieme a lui, che è nuova e in parte misteriosa.

Nella ragazza questa scoperta di poter essere oggetto di sguardo, è più intensa: quando il suo corpo  viene cercato dallo sguardo, lei sperimenta anche una gioia, un piacere. La tendenza della donna a essere oggetto di desiderio attraverso lo sguardo sul suo corpo, costituisce sempre nella sua vita una fonte di piacere ma anche di sofferenza. È un’esperienza straniante, la ragazza scopre allora che c’è qualcosa che di lei viene visto ma lei non vede. Inizia a domandarsi se può agire sulla sua immagine, modificare il suo aspetto e affinare la sua bellezza, rendendola più attraente, più intensa. Oppure al contrario, celarla, sino a divenire trasparente, invisibile allo sguardo che la trapassa e l'offende. Se accetta di essere guardata, la bellezza che si estrinseca avrà un grande impatto sulla sicurezza di sé. Inizialmente  non ha consapevolezza del proprio potere di attrazione, questa le verrà dall’apprezzamento che ottiene. Ma il nascondersi è sempre il segno di un disagio, di un timore, di qualcosa che è intervenuto a turbarla.
Sia il ragazzo che la ragazza si paragonano  agli altri, agli amici,  confrontano l' aspetto fisico,  le  abilità, le capacità sociali e di leadership.
Ma l‘esperienza dell’amore si differenzia da quella della seduzione, allontana dal confronto. Come le distinguiamo? Ad esempio Erica Jong in un suo libro racconta le sue prime esperienze erotiche da ragazzina, ma quello che descrive non ha niente a che vedere con l’innamoramento. La scrittrice parla del piacere proibito e il divertimento di vedere il pene del suo amichetto e provocare le sue prime eiaculazioni nel terriccio di una pianta d’appartamento.
Ma una vera esperienza di primo  innamoramento, è narrata in modo mirabile da Nabokov nel romanzo Lolita. Il protagonista racconta il suo primo amore. Il suo ricordo ci conduce  nella trepidazione assoluta di due tredicenni alle prese con l’estasi per la vicinanza del corpo dell’amato. E' una passione fatta di sfioramenti sottili, di impalpabili sguardi. Un amore, quello per Annabelle che gli viene  impedito e strappato via: lei morirà poco dopo lasciando un segno che il ragazzino si porterà dietro per tutta la vita e che costituirà la matrice dei  suoi innamoramenti pedofili.
Quando, ormai adulto, posa gli occhi su Lolita, una ragazzina che è poco più che una bambina,  in lei rivede e reincontra Annabelle, lui ritrova la sua amata e nello stesso tempo ne cancella il ricordo. Annabelle è ora Lolita  e viene gettato sulle rive dell’ignoto. Se ne innamora realmente.

Il vero innamoramento non interviene in alcun modo a confermare il nostro rango erotico, il nostro valore sociale, ma opera sulla frattura tra mondo interno ed esterno, ricucendola. Sperimentiamo un affetto totalizzante, verso un altro essere che diventa la  fonte della felicità talvolta con un solo gesto, uno sguardo.
Le qualità della persona amata risuonano del nostro mondo interno, parlano delle qualità che abbiamo dentro, dei  valori, dei nostri desideri, ce li rivela.

Le infatuazioni vivono invece nel collettivo. Portano a guardare quelli che guardano tutti. E il collettivo ha in effetti un grande potere nel dettare ciò che è bello, ciò che è di valore e il primo fidanzato, la prima fidanzata hanno un valore e un’importanza non solo personale, ma sociale.  Il ragazzo che riesce ad avere la ragazza più bella, quella che desiderano tutti e la ragazza che esce con il campione sportivo locale o che diviene la fidanzata di un ragazzo più grande, che ha già la macchina e frequenta l’università, incominceranno a fare i conti con un nuovo valore che si aggiunge agli altri: quello del rango erotico.  È un’attribuzione di valore che può variare nella vita anche moltissimo. Ma dobbiamo domandarci: quanto è correlata al vero innamoramento?  Chi ha un elevato rango erotico va con più sicurezza alla conquista della persona che desidera e andare con maggior sicurezza significa avere già mezzo vinto. E questo avviene non solo quando abbiamo un’infatuazione cioè un’attrazione erotica senza profondità, ma anche quando ci innamoriamo in quanto ci porta a farci avanti, a osare a vivere a entrare nello stato nascente affidandoci alla sua forza.

In ogni caso il nostro affacciarci all’amore è un momento molto delicato.

Quello che viene amato o non amato è il mio involucro esterno ? -
si chiede con angoscia la ragazza - o la totalità del mio essere?

perché il riconoscimento amorevole dell’altro è caricato di un ‘ importanza cruciale: farla sentire di nuovo intera, rimettere insieme  le due immagini che sente contrapposte, il suo ancora oscuro mondo interiore si rivela all’esterno con la speranza che arrivi  chi a occhi per riconoscerlo e amarlo.

Ecco perché abbiamo così bisogno dell’amore. Perché l’amore è totalmente al di la del rango erotico, lo fa sparire nel nulla, guarisce dalla prigione del collettivo, nella quale siamo sempre misurati rispetto a qualcos’altro che costituisce il valore.  La donna che viene guardata con gli occhi dell’amore si lascia trasfigurare dalla sua energia e si riunifica.

Per questo è così diverso per la donna l’esperienza di essere amata rispetto alle amicizie erotiche o all'essere scelta perchè piace a a tutti. Anche il sesso più  appagante e travolgente la consegna sempre al collettivo. È solo nell’amore che non c’è più un modello rispetto al quale essere confrontata, perché nell’amore il suo uomo le restituisce la riunificazione tra l’interno e l’ esterno. Diventa unica, il modello assoluto, l’unico modello, il simbolo stesso della femminilità e della bellezza. La può esprimere senza paura. Per l’uomo innamorato la forma della bellezza parla solo di quel corpo di quelle labbra, di quelle forme che si lasciano penetrare dalle sue mani, dal suo abbraccio e che al contempo lo avvolgono e lo contengono.

Anche per lui è un'esperienza strutturante. Anche lui ha l’occasione di fare l’esperienza dell’assoluto valore dell’assoluta bellezza. Prima c’era sempre la possibilità  che ci fosse qualcosa di meglio, di più prezioso, di più bello, ma quando ama ogni confronto sparisce e la sua esperienza diventa assoluta.

Anche non venire amati  ci rivela qualcosa di noi, una direzione da cambiare. Non esiste il piacere a qualcuno come un oggetto, ma un risuonare insieme. Nessuno deve mai pensare che tutta la sua vita sarà definita dal primo passo: a volte un insuccesso iniziale ci costringe a concentrarci sulle misteriose  trame interiori che non conosciamo ancora e a lavorare pazientemente su di noi,  affinandoci, educandoci, coltivando i veri talenti, sino che possano essere colti dall'esterno ed esprimere anche un valore sociale.

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