Cristina Cattaneo Beretta

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Chi era giovane negli anni settanta, ricorda quanto velocemente si propagò una rivoluzione che, pur essendo nata altrove era approdata sotto le lenzuola, scompigliandole al vento.

E con grande gioia ed esaltazione portava alla luce l’amore erotico come una nuova eccitante scoperta. Mentre l’oriente lo aveva reso oggetto di un’arte raffinata, di un sapere approfondito e aveva dipinto gli amanti in tutte le possibili posizioni dell’amore (negando l’innamoramento), l’occidente scopriva che la mistica dell’amore era stata tradita dalle convenzioni e aveva bisogno del corpo per risvegliarsi.

La forza travolgente ed eversiva dell’amore erotico venne in primo piano, portata sulla carrozza della verità e della libertà e la nuova energia illuse tutti che era venuto finalmente il momento della liberazione dalle catene. Lo stato nascente prometteva infatti che d'ora  in avanti: gli amanti si sarebbero finalmente capiti, i sessi avrebbero smesso di farsi la guerra, cadeva il muro di menzogne che aveva diviso chi si amava, il matrimonio tradizionale e la doppia morale della società sarebbero crollati. Un nuovo mondo era alle porte.

Era un momento di rivoluzione, in cui tutto appariva nella luce dello stato nascente; poi le cortine sociali si sarebbero richiuse e la libertà sessuale sarebbe diventata un piccolo dogma, non molto diverso dalla verginità del passato.

Quando lo stato nascente si richiuse, si era assorbito un relativismo dei valori che in realtà non era nuovo ma aveva costituito l’ideologia dei salotti aristocratici di un tempo, che riuscivano a far stare insieme religione e licenziosità, matrimoni indissolubili, amanti e cortigiane.

Oggi  nessuno osa più mettere in dubbio la libertà di amare e neppure il diritto alla sessualità, ma quello che ci manca è il tempo per dedicarci all’amore. Abbiamo sempre meno tempo per coltivare le relazioni, per dare loro valore, per la qualità.

Accanto al tempo ci manca lo spazio, perché per vivere l’amore dobbiamo avere un contesto adeguato in cui inserirlo. Anche il dipinto più incantevole non può risaltare in  una stanza inadeguata. Per poter sperimentare l'amore dobbiamo avere la possibilità di elevarci, ci sono preziose le parole della grande letteratura e dei grandi poeti. Ma dobbiamo poter fare conoscenza con loro. L’amore ha dunque bisogno del tempo, di uno spazio e della cultura: alla sensibilità è necessaria la poesia, la musica. Non sono secondari orpelli ma elementi centrali su cui costruiamo la nostra identità. Ne proponiamo due esempi, l'ascolto di un brano di Beethoven  eseguito da Vincenzo Balzani e una delicata poesia di Esenin.

 

L.V. Beethoven Sonata n. 27 op. 2

 

L’amore riguarda sempre la verginità dei sentimenti. Ci amiamo quando parliamo a parti dell’altro che nessuno aveva mai sfiorato. Così affronta il tema della relazione tra amore e valore Sergei Esenin in questa delicata poesia scritta nel 1924  dopo la fine della sua relazione con Isadora Duncan.

Oggi ho chiesto ad un cambiavalute 

Oggi ho chiesto ad un cambiavalute
che per un rublo dà mezzo tumàn,
come dire in persiano alla mia bella
Laila, le tenere parole “t'amo”.

Oggi ho chiesto ad un cambiavalute
umile più del vento e più dell'acqua
del Vana, come dire alla mia bella
Laila, la parola “bacio”, la più dolce.

Gli ho domandato ancora, nascondendo
la timidezza nel fondo del cuore,
come io avrei potuto alla mia bella
Laila dire la parola “mia”.

Così il cambiavalute mi ha risposto:
- Non ci sono parole per l'amore,
ma soltanto i fuggevoli sospiri
e gli sguardi che come stelle splendono.

Non c'è parola per il bacio. Il bacio
non è sopra una tomba un'iscrizione.
Il bacio ha il fiato delle rose rosse,
petalo che si scioglie sulla bocca.

L'amore non dà pegni e non li chiede,
insegna gioia e dolore. "Sei mia"
possono dirlo soltanto le mani
che han lacerato lo scialle di seta.

da Motivi persiani, 1925 - Traduzione di Luciano Luisi)

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