Cristina Cattaneo Beretta

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“Caro amore, sono io a scriverti, perché come sai sono sempre le donne a scrivere lettere d’amore, a cercare un dialogo anche quando si accorgono che è un monologo,

a volersi confrontare anche se il confronto non è possibile. Sono io a scriverti perché ho bisogno di ricordarmi e ricordarti, di quel pomeriggio di inizio estate in cui ci incontrammo, era verso sera e un raggio di sole era caduto sul tuo visto inondandolo di luce, mentre ancora da qualche parte pioveva ed era una luce così pura e pulita dalla pioggia di poco prima che avevo avuto l’impressione di scorgere un essere pieno di bontà. Era da due ore che parlavamo e il tempo si era fermato e tutto quello che dicevi mi arrivava come se il mio intero essere non aspettasse altro che quelle parole che erano cibo per l’anima e la tua voce prendeva in mano i miei pensieri ampliandoli e rendendoli più chiari. E un’altra cosa che ricordo è il ritmo che il nostro dialogo aveva; occhi corpo sguardi e voce di entrambi andavano un po’ all’unisono un po’ in controcanto, come due strumenti musicali perfettamente in sincronia. Nei giorni successivi questa sensazione si sarebbe fatta più intensa e l’ampiezza, luce e familiarità che intuivo, che tu avevi con l’esistenza, mi aveva fatto sentire a casa. Si, con te mi sentii a casa sin dal primo giorno e te lo dissi, come tante altre cose importanti che non volli celarti mai.

Ci misi molto tempo ad accorgermi che tu avevi messo dei paletti invisibili intorno a te stesso, che non volevi essere raggiunto mai veramente, ma che ti lasciavi andare solo nei momenti dell’amore, che per te “casa” non era con me, che non avevi intenzione di dare amore a una donna, di costruire qualcosa, di essere in due. Avevi avuto delle brutte esperienze e me ne avresti parlato, ma anche io le avevo avute ma questo non alterò in alcun modo l’apertura che avevo verso di te. Però ti amavo così tanto che non potevo concepire che in te non vi fosse lo stesso trasporto, lo stesso amore. Molti anni sono passati e noi siamo ancora così. Ci intendiamo perfettamente e quando siamo insieme io mi sento a casa, il corpo, il tuo respiro, sono il mio corpo e il mio respiro, ma la tua casa non è la mia casa e la mia casa non è più la mia casa.  Negli anni amandoti sono diventata straniera a me stessa e non ti ho in alcun modo raggiunto.”

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