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I Quangel sono una famiglia di  berlinesi, dei buoni tedeschi, una delle tante famiglie fedeli al Führer. Ma nel 1940, all'indomani dell'occupazione di Parigi da parte delle truppe tedesche, Anna riceve una lettera della Wehrmacht che le notifica che suo figlio è morto. Tutta la Germania festeggia, perchè l'operazione militare è stata un successo e i Quangel  si trovano di fronte a un dilemma. Dovrebbero essere fieri perchè il loro figlio è caduto per la Germania e il Führer. Ma hanno perso un figlio di solo vent'anni bello e amato, la loro ragione di vita. Mentre tutti festeggiano, la donna, per prima, è presa da un rigurgito di odio e disprezzo, esplode in lei tutto l'odio contro il regime e vengono a galla tutti i pensieri che si era sino a quel momento impedita di pensare. Ma ora non può più essere anestetizzata.  Nel momento del più grande dolore caccia il marito di casa, che aveva creduto nel fuhrer più di lei, per poterlo piangere da sola.

Al dolore della perdita si aggiunge quello di affrontare il lutto ognuno per conto proprio. Il dolore  divide i coniugi Quangel: Otto era sempre stato un lavoratore irreprensibile, un capofficina severo e non può cambiare, non si cambia da un giorno all’altro. Ma sente di dover essere dalla parte di Anna e di suo figlio. E stare da quella parte significa stare contro il Führer.  Sul lavoro era sempre stato un uomo irreprensibile e severo. E non si era mai soffermato sul sistema di ingiustizia, violenza, nefandezze del nazismo. A lui bastava fare il suo dovere. Forse riteneva che la sua obbedienza lo preservasse da una prova così dolorosa. E invece il nazismo si è preso anche suo figlio. Otto giudica di aver dato a Hitler un pegno troppo grande. Così torna a casa dalla moglie che ancora non gli parla e inizia a mettere in atto una resistenza. Scriverà cartoline che inneggiano contro Hitler, cartoline di denuncia contro il regime; le lascerà di nascosto in tutti i punti della città.  Sono piccole frasi scritte con una grafia anonima:

“Madre, il führer ha ucciso mio figlio,  ucciderà anche il tuo”

“l’ombra di Hitler si abbatte sull‘Europa come l’ombra del diavolo”

“Abbasso il regime di Hitler“

“Hitlerismo vuol dire un mondo di violenza e ingiustizia”

La moglie lo guarda fare, da lontano, e poi pian piano si riavvicina. Sa che è ben poca cosa scrivere cartoline, ma è una piccola cosa che possono fare, meglio che niente: allora pretende di andare con lui, di farlo insieme. Così la coppia ogni giorno prende autobus sempre diversi e raggiunge un punto nuovo della città, lascia le cartoline e torna a casa. Sperano di aprire la mente delle persone e sfondare la cortina che loro hanno bucato solo con il dolore più atroce. Ma la gente legge i messaggi con gli occhi dei vecchi Quangel. O sono seguaci di Hitler o hanno paura. Quasi tutte le lettere vengono consegnate alla polizia. Sembra l'opera di qualche squilibrato e le indagini stanno per essere archiviate. Ma a investigare “sull’uomo ombra”  vi è un criminologo ambizioso che vuole mostrare la sua bravura.

Passano i giorni, il gioco si fa più rischioso e i Quangel continuano imperterriti, ma una piccola trasformazione accade loro in modo crescente e continuo, come un  miracolo: sono sempre più leggeri e sereni.  Sono quasi felici. Vanno mano nella mano. Il loro amore rinasce. Vanno in giro uniti come se il figlio fosse con loro. È il loro modo di non rassegnarsi. È la loro resistenza silenziosa. Nel fare questi viaggi si riavvicinano, riprendono a guardarsi negli occhi con amore, rievocano la loro giovinezza e la loro scelta reciproca: rinsaldano il loro patto di un tempo. Capiscono che sono al mondo per renderlo migliore. Che la loro resistenza è la resistenza del bene contro il male. Erano due persone insignificanti e ora sono due rappresentanti del bene, nella eterna lotta contro il male.

Un giorno lei teme che  abbiano arrestato il marito e quando arriva sano e salvo gli dice: “La tua vita vale tutto per me ora. Abbiamo detto di farlo insieme“ , Lei intende dire che se morranno dovranno farlo insieme.

“Questo sistema questo regine” dice Otto, abbracciandola: “ ora sento che siamo liberi, ci siamo liberati da tutto questo".

Il poliziotto, pressato dai superiori, trova un capro espiatorio e si appresta a dichiarare chiuso il caso, ma non gli basta, è roso dall'ambizione e vuole dimostrare la sua bravura. Così continua a indagare finchè riesce ad arrivare a Quangel. E anche se Quangel gli chiede di lasciare fuori Anna, il poliziotto la prende ugualmente: vuole anche lei.

Al processo marito e moglie si incontrano per l’ultima volta, e si guardano pieni di amore. Sanno che moriranno ma non importa. Quando  aveva arrestato Otto, il poliziotto lo aveva deriso  dicendogli che su 285  cartoline ne erano state consegnate alla polizia circa 267. Che il loro piano era stato inutile. Ma otto sa che senza  quella cartoline lui e sua moglie erano senza una ragione di vita e  di morte e soli. Mentre ora loro sono una forza unita, potente, piccola ma travolgente.

E gli effetti non tarderanno: dopo averli fatti giustiziare  il poliziotto  viene assalito dal rimorso e si spara dopo aver buttato dalla finestra tutte le cartoline sequestrate. E' stato contagiato dal senso del bene e non può sopportare più di essere complice del male e, anche se tardivamente,  è costretto a passate dalla loro parte. E' uno di loro: dei Quangel.

 

Dal romanzo di Hans Fallada, Ognuno muore solo

Film Lettere da Berlino, di Vincent Perez  con Emma Thompson e Brendan Gleeso, 2016

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