Il concerto, opera di Marc Chagall

In un celebre saggio molto bello, Ortega y Gasset, criticando Husserl, mostra che l’io non precede, ma segue la comparsa del tu. Da un punto di vista fenomenologico le cose non sono “ciò che sta per sé”. Esse sono sempre e soltanto ostacoli o opportunità per il soggetto. Non esiste un cibo separato dal soggetto che può mangiarlo, un utensile senza colui che ne fa uso. Ma anche le montagne, i laghi, i fiumi vengono nominati, ricordati da qualcuno per uno scopo. Le “cose” sono “faccende pratiche”, con cui ho a che fare, che mi intralciano o mi gratificano. Ciò che non ha un riferimento diretto o indiretto con il soggetto, molto semplicemente non esiste. Il mondo in cui ci troviamo, il mondo vitale, non esiste in modo indipendente, non è niente in sé, è solo qualcosa per noi, o qualcosa a favore o contro i nostri fini. Questo non vuol dire che il soggetto sia padrone del suo mondo, libero di immaginarselo e ricrearselo a piacimento. Anzi egli lo incontra, con stupore e sconcerto, come ostacolo e problema. Il mondo è una selva di faccende, di presenze, in cui l’essere umano, volente o nolente, si trova impigliato e di cui deve occuparsi. E non può fare a meno di occuparsene. La vita consiste proprio in questo occuparsene senza poterlo affidare a nessun altro. La vita è intrasferibile... Per questo motivo la vita umana è solitudine, radicale solitudine.

Però, dal profondo della radicale solitudine della nostra vita, nasce un’ansia non meno radicale di fuoriuscirne. Noi vorremmo essere in comunione col mondo, capire ed essere capiti. Vorremmo trovare un mondo che non si presenta come ostacolo e opposizione, ma che ci accoglie. Vorremmo un mondo benignamente predisposto per noi, adatto a soddisfare i nostri desideri più profondi e saziare la nostra sete più intensa.

Ebbene, quando ci innamoriamo, abbiamo l’impressione che ciò avvenga. Allora nel mondo, fino a quel momento fatto essenzialmente di ostacoli e rifiuti, di motivi di irritazione e di disappunto, appare qualcuno sommamente desiderabile che, se ci dice di sì, ci dà qualcosa di così importante che tutto il resto perde di importanza e valore. Se siamo riamati da chi amiamo, l’intero universo diventa percorribile e benigno, sorridente e amoroso. Attraverso la fusione con chi amiamo, abbiamo addirittura l’impressione di essere in rapporto con l’essenza del cosmo, di partecipare alla sua divina armonia. Non ci sentiamo più assolutamente soli, ma fusi con il tutto e partecipi di una comune sostanza.

L’amore non nasce dal sesso. Tantomeno nasce dal piacere dell’orgasmo sessuale.  Lo comprendiamo vedendo che i bambini di 5 o 6 anni che non hanno attività sessuale e che pure sperimentano già le due forme di amore tipiche anche nell’età adulta: l’amicizia e l’innamoramento. E lo vediamo dai casi in cui una persona si innamora di un'altra senza esserne cosciente e non ne ha un desiderio sessuale ma un assoluto bisogno di vederla, di starle vicino, di parlarle, di essere unita e lei. L’impulso sessuale poi si unisce a questo sentimento, a questa attrazione di fondo e produce il grande innamoramento erotico in cui il bisogno di vicinanza, di unione di fusione diventa fisica e il sesso diventa passione d’amore.  Un'altra modalità in cui si presenta l’amore e la fantasia amorosa per un cantante, per un divo, soprattutto nelle ragazze giovani. Anche qui l’amore precede il sesso a cui si può poi congiungere. Altre volte invece è il sesso che precede l’amore e mette in moto il processo di stato nascente. L’unione di sesso e amore in ogni caso produce come una reazione in cui le due esperienze si dilatano, producono una nube ardente.

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