Francesco Alberoni

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Uno dei fenomeni che mi ha sempre impressionato è il cambiamento rapidissimo, talvolta istantaneo, da uno stato di amicizia, amore, all’odio, al desiderio di distruggere e uccidere quella stessa persona che amavamo. Un fenomeno che esiste tanto a livello individuale che collettivo. Nel primo caso pensiamo all’amante che, quando si accorge di essere tradito o viene abbandonato, prova un violento sentimento di odio verso chi amava e talvolta desidera ucciderlo. Nel secondo caso alla guerra in cui noi odiamo tutti coloro che fanno parte del paese a cui il nostro governo ha dichiarato guerra. Da quel momento i suoi abitanti sono dei nemici, cioè degli esseri pericolosi che vogliono ucciderci e noi li ricambiamo degli stessi sentimenti.

La dichiarazione di guerra produce un cambiamento radicale del nostro modo di vedere e di sentire. Il campo sociale si divide in due e le due meta sono illuminate con colori diversi. Qui, illuminati da una luce bianca ci siamo noi buoni, generosi e virtuosi e, dall’altra parte, illuminati da una luce rossa ci sono i nemici malvagi, crudeli , viziosi e capaci di ogni infamia e quindi meritevoli di una tremenda punizione.

In guerra l’odio è giustificato dal fatto che il nemico può attaccarci ed ucciderci, cioè è realmente pericoloso. Ma l’odio non vive solo di paura, deve essere nutrito attribuendo al nemico ogni tipo di caratteristica moralmente negativa. È un processo di infangamento morale che tutti i cittadini in guerra fanno singolarmente e che viene potenziato dalla propaganda.

Odio fra individui

A livello individuale l’odio improvviso compare solo quando l’altro ti fa qualcosa di orribile, come rovinarti socialmente od economicamente, o uccidere una persona che ami. Ma può svilupparsi fra due persone che si amano ed hanno assolutamente bisogno ciascuna dell’altra quando una delle due si distacca e produce nell’altra uno spaventoso dolore. E il processo è tanto più facile quanto più forte era il legame.

L’innamoramento, non dimentichiamolo, ha la stessa natura dei movimenti. Il movimento forma una collettività a solidarietà altissima dove ciascuno è disposto a sacrificarsi per i compagni. Ma se tradisce, se passa al nemico, diventa oggetto di odio. L'amore di coppia non è fatto solo dell'amore che ciascuno prova verso l' altro, ma anche di quello che entrambi provano verso la collettività formata da loro due. La coppia amorosa è una entità che supera i due membri, è il loro essere coppia che li rende entusiasti, forti, pieni di vita, di speranza, felici. È la matrice del loro essere e del loro valore. È in quanto coppia innamorata che sono esemplari rispetto alla società e che possono sentirsi al di sopra della morale e della legge.

La crisi della coppia come catastrofe

Quando avviene la crisi della coppia crolla questa entità superiore. I singoli membri separati perdono la forza, ogni virtù e piombano in una solitudine amara. Trasferita in termini religiosi la coppia è una divinità di cui i suoi membri sono emanazioni, se scompare la divinità essi precipitano nella solitudine assoluta e nella disperazione, nell'inferno, la condizione di chi è respinto da Dio. È questo il motivo profondo per cui quando due persone che erano innamorate, che si amavano profondamente, si lasciano e divorziano in loro non resta la nostalgia del paradiso perduto, ma l’odio per chi l’ha distrutto o non ha saputo conservarlo.

Questo odio lo vediamo crescere a poco a poco nelle coppie che litigano. Chi vuol averne una descrizione puntuale può leggere La sonata a Kreuzer di Tolstoi. Il grande scrittore ci mostra che i due protagonisti vanno ogni volta alla ricerca di un motivo per poter continuare a litigare e che ad ogni nuovo litigio aumenta l’odio reciproco. Fino al punto in cui il protagonista, alla fine, uccide la moglie.

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