Fotografia di Renato Zero, per gentile concessione di Roberto Passeri
Maria Giovanna Farina

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Chissà a quanti sarà capitato di innamorarsi senza essere ricambiati e di vivere tutta la bellezza di un sentimento che purtroppo però rimane deluso. È terribile il dolore che si prova: “Quanto lo amo”, ci si trova a dire e a pensare, ma lui non ci ama, questa è la realtà da accogliere. E allora mi dispero, il mio corpo si ammala, l’eutimia si dissolve come un cielo nuvoloso al soffio di un vento impetuoso. Se qualcuno non ci ama non possiamo assillarlo, otterremmo il contrario.

Le canzoni, come le poesie, sanno raccontare le nostre passioni del cuore: Magari, una nota canzone di Renato Zero, ci consola e quindi ci conduce a sperare che l’altro possa, un giorno, contraccambiare il nostro amore. La speranza è un’attesa, la sola a cui possiamo aggrapparci, ma non dobbiamo abbandonarci all’unico nostro sogno. Zero e le sue canzoni sono medicina dell’anima, luce sull’ombra della tristezza per spazzare via il pessimismo e al contempo drammatizzazione di una sofferenza che è bene per noi scacciare. Non esiste alcuna certezza di essere un giorno ricambiati, ma ora lui ci ha prepararti alla pazienza.

La canzone narra di un innamorato disposto ad attendere “Magari toccasse a me, ho esperienze e capacità, trasformista per vocazione: per non morire, che non si fa... Puoi fidarti a lasciarmi il cuore nessun dolore lo sfiorirà…” queste sue parole unite alla musica descrivono in pochi versi il nostro sentimento: è il canto di dolore di un innamorato che vuole essere ricambiato. “Magari toccasse a me un po' di quella felicità... magari. Saprò aspettare te domani, e poi domani, e poi... domani”, la sua lunga attesa diventa la nostra e in un connubio di emozioni comuni percepiamo il beneficio della condivisione. E poi nasce la consapevolezza che Non c’è nulla che mi spaventi tranne competere con l’amore: il nostro unico contendente è l’amore stesso, siamo impotenti di fronte alla forza cosmica di Eros.

La canzone si chiude con una domanda ripetuta: “Mi ami”? A cui segue la risposta, data a se stesso nell’attesa titubante, di uno struggente: “Magari!”. Le lacrime scendono, il nostro animo è ripulito, abbiamo offerto una preghiera sacrificale all’altare del dio alato e siamo pronti a lottare per conquistare l’amore. Chi ama non vuole smettere di sperare, ma allo stesso tempo non può farlo per sempre: Renato, con il suo esempio, ci costringe a fare luce dentro di noi, è come se ci invitasse a non cullarci in un eterno sogno irrealizzabile.

 

 

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