Federica Fortunato

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La gelosia è da sempre la prerogativa della parte debole della coppia. Chi ha più bisogno, chi ama di più, chi è più fragile, è più propenso a provare gelosia. Spesso la gelosia si trasforma in patologica e, nonostante i dati attuali mostrino che oggi sono gli uomini ad essere i più afflitti da questo demone, non è stato sempre così. Nel passato, infatti, la gelosia era una prerogativa femminile. Le donne erano più gelose degli uomini perché più vulnerabili, meno autonome, più dipendenti, relegate in posizione subalterna. I brevi ritratti femminili che seguono - accomunati dal fil rouge del tormento geloso – ci presentano alcune delle svariate sfumature che la gelosia può assumere, dei vissuti interiori e delle azioni a cui la gelosia morbosa può condurre. Dalla cosiddetta Sindrome di Rebecca della moglie di Monet, alla gelosia ossessiva di Sof’ja Tolstaja, alla possessività e all’opera di stalking di Elvira Puccini nei confronti di una presunta amante del marito, fino alla forma più paranoide, quella della gelosia immaginaria della moglie di Pirandello.

Nel 2011, è stata battuto all’asta, da una base di dieci milioni di euro, la  Donna che raccoglie fiori, definito il “Renoir della gelosia”. La modella è Camille-Léonie Doncieux, la prima moglie dell’amico intimo Claude Monet, che Monet aveva amato intensamente e che aveva continuato a dipingere anche dopo la sua morte. Monet si legherà a un’altra donna per la vita, Alice Hoschedé, la quale, afflitta da una forma di gelosia del passato per Camille, cercherà di esorcizzare l’ingombrante fantasma eliminando sistematicamente ogni traccia che ne rammenti la presenza. Non potendo cancellarne il ricordo nel cuore dell’amato, Alice si accanirà su tutto ciò che di tangibile poteva distruggere: fotografie, oggetti, disegni, biglietti. Nulla era sopravvissuto, a parte quell’ultimo ritratto, miracolosamente scampato alla sua furia devastatrice.

Sof’ja Tolstaja ha solo diciotto anni quando sposa il trentaquattrenne Lev Nicolàevic Tolstoj, dopo una sola settimana di fidanzamento. Lev, innamorato e persuaso che tra di loro dovessero vigere sempre la trasparenza e la verità assolute, le aveva consegnato i diari scritti negli anni precedenti, che la giovane moglie leggerà avidamente durante le prime settimane di matrimonio: Sof’ja scopre i particolari della vita intima dell’amato, il numero impressionante di amanti e avventure che ha avuto, e il suo turbamento presto si trasforma in una forma di gelosia ossessiva del passato e del presente. È tormentata dal sospetto, dal timore che quelle donne – che ritrova nei personaggi dei romanzi del marito – abbiano ancora un’influenza su di lui, che il loro ricordo mini l’amore che Lev prova per lei. Nei suoi diari Sof’ja annota un incubo successivo alla scoperta dell’appassionata relazione che Tolstoj aveva avuto con una contadina, dalla quale era nato un figlio: nel sogno, mentre parla con l’ex amante del marito, si sente travolgere da un’ira folle che la induce a prenderle il bambino dalle mani e a farlo a pezzi. Solo alla fine del sogno si accorgerà che in realtà il bambino era una bambola, e ne proverà vergogna. Nei diari Sof’ja ammetterà: “La mia gelosia è una malattia innata, ma può darsi che derivi dal fatto che io, amando lui, non ami nient’altro”.

Anche Elvira Bonturi Geminiani, compagna e moglie di Giacomo Puccini, convisse con la gelosia per tutta la vita, per le - raramente presunte e spesso effettive - infedeltà del marito. Forte di carattere ed estremamente possessiva– tra gli amici era soprannominata “il poliziotto” - si narra delle frequenti scenate di gelosia che faceva a Giacomo e di come, in particolare la Tosca, ne ricalchi la personalità collerica. Nel film Puccini e la fanciulla del 2008 viene ricostruita una vicenda realmente accaduta nel 1909 a Torre del Lago, residenza dei coniugi. Persuasa che il marito avesse una liason con una delle loro domestiche, Doria Manfredi, Elvira inizia una sistematica opera di diffamazione e di torture psicologiche nei confronti della giovane, finché questa – non riuscendo più a reggere alle cattiverie della padrona e ai pettegolezzi diffusi in paese - non si avvelena. Dall’autopsia emerge che la fanciulla era in realtà vergine. Elvira verrà querelata dalla famiglia Manfredi e condannata a un risarcimento in denaro e a una breve detenzione (che non sconterà per l’intervento del marito). Questa vicenda ridimensionò le sue scenate, ma non la sua indole gelosa e sospettosa.

Una donna torturata dal demone della gelosia per il marito, nonostante egli non gliene desse motivo, era Antonietta Portulano, moglie di Luigi Pirandello. Era un amore tenero, ma pieno d’ardore quello che Pirandello provò sin dagli inizi per la giovane Antonietta, cresciuta con un padre gelosissimo che non permise mai ai due fidanzati di parlarsi in privato. Fu solo dopo le nozze che Luigi potè baciare la sposa per la prima volta e, trasferitisi a Roma, dove lui già abitava, vissero un matrimonio d’amore felice. Ma, nel 1906, iniziarono a manifestarsi i primi sintomi del ‘delirio paranoide’ che degenerarono in seguito in una forma di gelosia immaginaria. Antonietta era gelosa delle domestiche, delle allieve della scuola in cui insegnava Luigi, dei personaggi dei romanzi - convinta che fossero donne non solo di fantasia. Lo pedinava e contava i soldi perché lui non potesse spendere più di ciò che era necessario: giornale, tram, sigari; lo osservava di notte, mentre scriveva, tormentandolo e divenendo a volte fisicamente pericolosa. Era giunta a essere gelosa persino del ritratto di se stessa da giovane, che il marito adorava. Aveva fantasie di tradimento così vivide e reali che, nonostante le cure, l’amore e la pazienza, la vita di coppia si trasformò in un inferno. Dopo lunghi anni di sofferenze, Pirandello e il figlio Stefano si risolsero a farla ricoverare in una clinica psichiatrica, dove visse fino alla morte.

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