Giulio Alberoni

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Tutti noi abbiamo visto almeno una volta nella vita il bracchetto Snoopy con una strana lettera a forma di cuore stretta al petto. Un dono del suo amico Woodstock. Un messaggio scritto su un biglietto di carta rossa, la cui semplice forma già da sola significa “ti voglio bene”.

Questa lettera, detta valentina, regalata da un amico è un gesto di affetto. Ma in altri casi è invece l’occasione di dichiarare la propria infatuazione, la propria passione. Se infatti tra chi dona e chi riceve c’è già un'intesa amorosa non ancora apertamente palesata, quella valentina equivale ad un bacio appassionato: è l’inizio di una nuova vita a due.

Quella strana lettera a forma di cuore è quindi un messaggio di amicizia e di amore, che nel mondo anglosassone, le persone si scambiano il giorno di San Valentino, il 14 febbraio. Ricorrenza in cui al di là della Manica, ma soprattutto al di la dell’Atlantico settentrionale, si festeggia la festa degli innamorati.
Il giorno in cui chi ama è libero di urlare al mondo il proprio amore; chi è innamorato prende il coraggio di dichiararsi; e chi non ama più, brontola sperando che il giorno passi in fretta, inveendo contro le festività inventate dai produttori di cioccolatini.

Ma cosa c'entra quel santo con l’affetto, con la passione e con l’amore?

Innanzi tutto bisogna precisare che risultano due San Valentino nel Martirologio Romano, entrambi festeggiati il 14 febbraio. Abbiamo appena iniziato ad indagare, e le cose già si complicano… Quale sarà il Valentino giusto?

Uno era un sacerdote romano martirizzato sulla via Flaminia, sotto il regno dell’Imperatore Claudio il Gotico, quindi tra il 268 e il 270 dopo Cristo. L’altro, martirizzato anche lui a Roma nello stesso periodo, anno più, anno meno, era però il Vescovo di Terni, una città poco distante da Roma. La prima cosa che salta agli occhi è che nessuno dei due era stato mai nella sua vita terrena un produttore di cioccolatini. In effetti il cioccolato arrivò in Europa circa 1200 anni dopo la loro morte, quindi i disillusi dall’amore e dalla festa degli innamorati devono trovare un'altra scusa per dichiarare il proprio dissenso verso questa ricorrenza.

I due Valentini furono martirizzati, vale dire uccisi brutalmente, perché ai tempi in cui vissero, essere cristiani a Roma e in tutto l’impero era vietato. L’editto di Milano che liberalizzò tutti i culti religiosi, quindi anche il cristianesimo, arrivò solo quarant’anni più tardi. Non in tempo utile per salvare la vita ai nostri poveri aspiranti santi degli innamorati.
I due Valentini furono entrambi martirizzati per il loro credo. La cosa singolare è che, oltre a chiamarsi nello stesso modo… furono entrambi uccisi nello stesso luogo… e furono ambedue seppelliti nello stesso punto dove erano stati uccisi: al secondo miglio della via Flaminia. Ecco… Ora non bisogna scomodare il professor Robert Langdon per capire che i due valentini erano in realtà un solo Valentino.

Fonti diverse hanno riportato gli stessi fatti e si è quindi pensato che si trattasse di due persone, di due santi differenti. Il primo caso è stato risolto. Non dobbiamo quindi scervellarci per capire quale dei due fosse il Valentino giusto. San Valentino in realtà è uno solo: un sacerdote romano divenuto vescovo di Terni, che ebbe grosse grane a causa della sua fede nel periodo in cui era Imperatore Claudio il Gotico. Voglio precisare che questo imperatore non si chiamava così perché si vestiva da vampiro vittoriano. Il suo appellativo derivava dal fatto di aver sconfitto i Goti, una tribù barbara, nella battaglia di Naisso. Quella fu una vittoria parziale, con il senno di poi, dato che poco più di un secolo dopo questi, guidati da Alarico, tornarono più arrabbiati di prima e misero a ferro e fuoco Roma.

Chi scrisse del Valentino sacerdote non diede molti dettagli. Invece sulla vita del Valentino vescovo di Terni ci è giunta una biografia abbastanza dettagliata. Apparteneva ad una famiglia patrizia e quindi nobile. I suoi genitori non erano cristiani, era infatti nato in una casa pagana dove si veneravano Giove e gli altri dei dell’Olimpo. Valentino però, che aveva evidentemente un temperamento coraggioso e ribelle, si convertì al cristianesimo, e divenne vescovo di Terni. Quando l’imperatore Claudio lo venne a sapere, gli intimò di abbandonare la sua carica, ma lui rifiutò.
Pare fosse un uomo colto ed intelligente; quindi Claudio non se la sentì di mandarlo al patibolo per il suo rifiuto; lo graziò e lo affidò ad una famiglia patrizia perché lo riportassero sulla retta via. Le cose non andarono esattamente come il Gotico si immaginava, infatti a casa dei nobili che lo ospitavano Valentino fece un miracolo. Restituì la vista alla figlia cieca dei padroni di casa. Questo fece crescere notevolmente la sua popolarità presso i cristiani. L’imperatore Claudio il Gotico fece finta di nulla, stimava Valentino; ma una volta che lui morì, e gli successe l’Imperatore Lucio Domizio Aureliano, questi non ebbe lo stesso riguardo. Lo fece arrestare e portare fuori dalle mura della città. Qui Valentino fu impiccato il 14 febbraio 273. Un macabro modo per inaugurare la Porta Flaminia delle mura Aureliane, fatte edificare proprio da quell’imperatore.
Dopo l’uccisione di Valentino, una cristiana di nome Sibinilla lo fece seppellire nel suo terreno, che si trovava in quella zona. Pare che lì vi fosse un’area cimiteriale, una catacomba. Si evince dal fatto che vi furono trovate altre tombe e sarcofagi. In quel luogo, al secondo miglio della via Flaminia, sotto la collina dei Parioli, oggi via Maresciallo Pilsudski, si trova ancora la Catacomba di San Valentino.

Oggi la catacomba è parzialmente crollata a causa di un cedimento che ne distrusse le volte. L’unica parte ancora agibile è la basilica di San Valentino. Questa fu fatta edificare da Papa Giulio I e fu successivamente ampliata da Onorio I e da Teodoro I intorno al 640 dopo Cristo. La basilica dedicata al santo, oggi si trova sotto i palazzi di via Maresciallo Pilsudski. Pare che fino a 150 anni fa fosse usata come cantina. È questo il bello dell’Italia, ogni posto è buono per appenderci i salami. Gli sforzi di papa Giulio, di Onorio e Teodoro però furono vani. Il Santo era già stato spostato da lì molto tempo prima. Tre uomini che lui aveva convertito al cristianesimo, Procuro, Apollonio ed Efebo, ne riportarono il corpo a Terni, dove oggi sorge una grande Basilica in suo onore. Qui si trova ancora oggi il corpo di San Valentino. Ora sappiamo tutto sulla vita, sulla morte e sul post mortem di Valentino…

Ma cosa centra lui con l’amore? Nulla della sua biografia lo associa per qualche motivo a questo struggente sentimento umano. Certo questo deve aver creato non pochi imbarazzi nei sostenitori della festa degli innamorati. Si corse quindi ai ripari inventando una leggenda ad hoc per legare il santo all’amore. Dietro all’invenzione di questa favoletta vi è certamente la lobby dei cioccolatai americani…

Questa leggenda narra che il vescovo Valentino fece riappacificare due innamorati che stavano litigando. Come fece però a farli riconciliare? Li indusse a ragionare? No… Disse loro di pensare ai bei momenti passati insieme? No… Offrì loro una romantica crociera ad Alessandria d’Egitto? Neanche… Secondo questa leggenda, Valentino indusse a svolazzare accanto a loro delle coppie di colombe tubanti d’amore …. Una storia così kitsch che sembra scaturita dalla mente di un autore di soap-opera. Probabilmente è proprio così, un autore di soap-opera pagato da un cioccolataio americano senza scrupoli. Ma questo autore trash non fu il primo a parlare di colombe e di San Valentino. Un riferimento che ci ricollega alla leggenda di San Valentino e agli uccelli innamorati, è presente nell’opera del 1384: Assemble of Foule’s, il Parlamento degli uccelli, di Geoffrey Chaucer. Qui il 14 febbraio è descritto come il giorno in cui gli uccelli si innamorano. Chaucer inoltre descrive il fatto che proprio quel giorno si celebrò il fidanzamento tra Riccardo II d’Inghilterra e Anna di Boemia.

Quindi ora sappiamo che alla fine del milletrecento il giorno di San Valentino era già considerata una festa dedicata agli innamorati. Purtroppo o per fortuna, anche nel caso dell’Assemble of Foule’s possiamo escludere come mandante occulto la lobby del cioccolato; resta quindi il dubbio su quando quel giorno divenne in qualche modo il giorno dedicato all’amore.

Prendiamo una macchina del tempo e torniamo indietro… Rewind… Nell’antica Roma il giorno del martirio di San Valentino, il 14 febbraio, coincideva con la festività dei Lupercali. Un culto legato alla fondazione di Roma. Lupercale deriverebbe dalla parola lupo, e Roma fu fondata da Romolo e Remo sopravvissuti proprio perché allattati da una lupa. Sappiamo che durante i Lupercali due gruppi di giovani armati di fruste, ottenute da pelli di animali sacrificati, partendo proprio dalla grotta dove la lupa aveva allattato Romolo e Remo, correvano intorno ad uno dei colli di Roma, il Palatino, frustando la terra e le persone che incontravano lungo il percorso. Con le loro frustate la terra diveniva fertile e lo stesso avveniva per le donne colpite. Il Lupercale era un rito di purificazione legato alla fertilità e quindi anche all'amore. La cosa che più ci interessa è che i Lupercali furono una delle ultime festività romane ad essere abolite.

Nel 495, quindi in un periodo in cui il cristianesimo era già ufficialmente la religione dell’impero, Papa Galesio I in una lettera afferma che i Lupercalia si svolgono ancora in città durante il suo pontificato. In una lettera ad Andromaco princeps senatus, quindi al portavoce del senato romano, egli si lamenta che i cristiani partecipino proprio ai Lupercalia. Sappiamo per certo che molti culti pagani sopravvissero immutati fino al sesto secolo inoltrato. Il cristianesimo li osteggiò, ma soprattutto cercò di riplasmarli, di convertirli in chiave cristiana. È quindi chiaro che il culto della fertilità legato ai Lupercalia in qualche modo confluì nella figura di San Valentino. Del resto fertilità e amore vanno a braccetto. Ma questo è solo l’inizio…

Ora vi starete chiedendo come un ancestrale culto romano sia giunto nel mondo anglosassone attraverso un santo che tuttalpiù dovrebbe essere il protettore degli oculisti, dato che il suo unico miracolo è stato quello di rendere la vista alla figlia cieca dei padroni della casa dove era ospitato. La risposta è che in qualche modo Valentino era già lì… Non che il povero vescovo abbia mai messo piede nelle isole britanniche, paradossalmente egli era già lì da molto tempo prima di nascere.

Ora questa vicenda vi sembrerà molto più labirintica di quando avete iniziato a leggere, ma capirete tra poco che non è così.
Devo confessarvi che mi sono scervellato anni per capire questi passaggi culturali che in realtà sono molto lineari una volta messi a fuoco con la luce del sapere. Eravamo rimasti nella Roma pagana durante i festeggiamenti dei lupercali che coincidono con il giorno in cui nel mondo cristiano si festeggia San Valentino: il 14 febbraio. Durante la cerimonia dei Lupercali ad essere onorato è il dio Luperco. Un dio dalle caratteristiche decisamente agresti, dato che era il protettore delle greggi dai lupi, un dio legato quindi all’agricoltura e all’allevamento del bestiame. Luperco a Roma era anche chiamato Fauno e a vederlo non era proprio una bellezza. Era per metà uomo e per metà caprone. Quel suo aspetto bizzarro metà animale e metà uomo stava ad indicare che lui era il punto di congiunzione tra uomo e natura, aveva in sè entrambe le caratteristiche, sia quelle umane che quelle dell’ambiente. Egli incarnava la fertilità dei campi, la prosperità delle greggi, la natura che si rigenerava anno dopo anno. Grazie a lui la fertilità della natura rinasceva ogni 14 febbraio. Ma come ho detto, la fertilità è amore, l’amore legato al suo aspetto riproduttivo, di rigenerazione, di prosperità, sia umana che naturale ed è divertente.

Ora vi chiedo di risalire su quella macchina del tempo che ci ha portati fino alla Roma antica. Pronti per un nuovo viaggio che ci porta ancora più profondamente nel passato? Andiamo! Stiamo viaggiando ancora più indietro, Roma non è ancora nata… Rewind… indietro di qualche migliaio di anni. Siamo arrivati: davanti ai vostri occhi vedete un popolo in marcia attraverso le steppe. Un popolo che parla una strana lingua, ma con qualcosa che ci è familiare. Una lingua assolutamente incomprensibile alle nostre orecchie, ma vicina a noi in qualche modo. Quelli che vedete camminare coperti di semplici abiti ricavati da pelli e con arnesi rudimentali nelle loro mani, sono i nostri antenati. La popolazione indoeuropea che dall’Asia occidentale si spinse a colonizzare il continente europeo. I nostri bis-bis-bis-bis-bis-bis…. nonni. Quella popolazione indoeuropea parlava una lingua che è l’antenata di quasi tutte le lingue parlate oggi in Europa: l’Italiano, il Greco, il Tedesco, l’Inglese, il Portoghese, ecc, ecc... Ma quel popolo aveva anche dei culti religiosi. Proprio quei culti sono alla base delle religioni che si svilupparono nelle terre dove andarono a stabilirsi. La religione dei Latini, dei Germani, dei Celti. Così come le nostre lingue europee hanno ancora delle caratteristiche comuni, così i culti che si svilupparono parallelamente alle lingue, sono simili. Derivano da una religione comune. Questo viaggio nella preistoria è servito a dimostrarvi che così come a Roma si onorava la fertilità della natura in Fauno, un culto analogo esisteva nelle isole Britanniche. Insomma, per dirla breve, Fauno esisteva anche lì, ma si chiamava in un altro modo.

La cosa che ci interessa è però come si chiamava questo Fauno british… infatti il nome dell’equivalente celtico-britannico del dio latino della fertilità naturale ha una particolarissima assonanza con il nome di un santo… Sì, proprio di quel santo dedicato all’amore il 14 febbraio. Come sappiamo il santo in questione è Valentino, mentre il nome del dio della fertilità dei Britanni, fra gli indoeuropei giunti oltre manica è: Vinotonus.

Il mistero è svelato: Valentino e Vinotonus sono la stessa persona, o per meglio dire, la stessa divinità. Cosa è accaduto con l’arrivo del cristianesimo in Britannia i culti locali sono stati riadattati, cristianizzati. Il popolo non avrebbe mai rinunciato alle proprie divinità.È impossibile sradicare una religione dalla mente delle persone. Quindi per poter continuare a venerare il dio pagano della fertilità, e quindi della fertilità e dell’amore, era fondamentale dargli una veste cristiana accettabile. Si cercò il santo con il nome più simile a Vinotonus. E finalmente eccolo! Valentinus! Trovato!
Questo passaggio culturale in Britannia fu probabilmente così importante da influire sul martirologio romano che adattò il giorno del culto del dio celtico facendovi artificiosamente coincidere la data del martirio del santo. Ora sappiamo finalmente chi è San Valentino! La sua storia e quella che venne prima di lui e che andò suo malgrado ad incarnare. Quindi se qualche disilluso dell’amore ci dice che si tratta di una festa voluta dalle lobby del cioccolato e qualcun altro ci parla di festività deprecabile perchè importata e lontana dalla nostra cultura… non curatevi di ciò che dicono, offritegli un cioccolatino a forma di cuore e augurategli buon San Valentino.

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