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Noi serbiamo un’immagine dell’amore e tendiamo a pensare che nel vero amore accada tutto da sé, tutto avvenga naturalmente. È la magia dell’incontro e tutti ne abbiamo avuto qualche prova.

Questo significa che la seduzione non alberga mai nell’amore: ma è vero? Se riflettiamo sul termine sedurre (condurre a sé) ci accorgiamo che è una componente insostituibile di ogni relazione umana; sedurre è una componente ineludibile del fascino e siamo tentati di spogliare questo termine dal connotato negativo che lo accompagna. Quando incontriamo una persona che ci attrae, abbiamo bisogno di rompere il ghiaccio e approssimarci l’uno all’altra e qui interviene la seduzione. Non è la seduzione a essere malvagia, ma il suo uso strumentale per ottenere qualcosa dall'altro.

Come non ricordare una lunga tradizione culturale in cui il rapporto fra maschio e femmina è stato analogo a quello tra il  predatore e la preda in cui la seduzione è stata finalizzata alla conquista? Di questa visione del rapporto tra uomo e donna, il teorico più antico è Ovidio e il personaggio più famoso è don Giovanni. Lui le donne le vuol far innamorare al fine di vederle cedere, innamorarsi, fare all’amore con lui: ma dopo, che importa cosa ne sarà della loro vita? Ci sono degli uomini per i quali la continua ricerca di nuove donne coincide solo con la conquista. Esse  devono essere sempre nuove, perché appena lei gli ha ceduto non gli interessa più: né lei né il suo destino. Non importa se le è rimasto un figlio, non importa se, come in Dongiovanni, per averla lui le ha ucciso il padre. Siamo totalmente immersi nel campo del dominio, della volontà di potenza. Sull'altro versante, il gioco di conquista femminile per la donna di umili origini è, tradizionalmente, ottenere l'ascesa sociale attraverso il matrimonio. La seduzione di lei allora è più sottile, quasi invisibile ed è basata sul rendersi oggetto del desiderio di molti uomini: facilmente competeranno per lei.

Tecniche di seduzione è anche un romanzo di Andrea de Carlo, suddiviso in capitoli, i cui titoli rievocano le strategie dell’arte della guerra: tecniche di avvicinamento, di conquista, di possesso e di abbandono. Il romanzo mette in evidenza la stretta vicinanza tra seduzione e ingenuità. De Carlo narra la storia di un giovane aspirante scrittore che incontra il genio affermato e ci mostra la dinamica che si instaura tra  il candore creativo del primo e il carisma del secondo. La consumata sapienza dello scrittore famoso scavalca, quasi senza incontrare ostacolo, l’ingenuità del giovane, anche se il primo non ha un vero carisma - conosce il gioco del potere - ma è il giovane che ha il talento e che si vedrà rubare la sua opera.

E se è vero che anche nel romanzo il giovane troverà la sua strada (maturando e divenendo meno ingenuo come Andreuccio da Perugia), De Carlo mette in evidenza una verità universale: l’incontro tra un seduttore e un innamorato (il diavolo e l’imperatrice dei tarocchi), come lo è in fondo un giovane non ancora riconosciuto, non è mai un incontro. È una guerra, un gioco di potere, dove solo chi conosce il gioco vince.

Uno dei terreni in cui la seduzione agisce con grande facilità è nelle coppie sbilanciate. Coppie che sono spesso anche, facilmente, clandestine. Apparentemente la clandestinità sembra un attributo che preserva, nascondendolo, l’amore, o appare una temporanea soluzione a un matrimonio che non si può sciogliere.
Ma la verità è che la clandestinità consente al seduttore di fare con estrema tranquillità il suo gioco a spese dell’altro.

Ma avviene in ogni relazione sbilanciata, come tra l’uomo affermato socialmente e la giovane donna, il topos di Sabrina di Audrey Hepburn. Lei non è ingenua che in modo secondario: non può che esserlo dato che le sfugge tutto del mondo in cui l’uomo che ama vive. Né lui si esime di usare tutto quello che ha per farsi vanto e sedurla ulteriormente. Del resto lei di chi è innamorata, di lui o del suo mondo? Di ciò che esprime e possiede o di lui, che non conosce? La seduzione infatti rende ciechi entrambi.

A questo punto possiamo chiederci se esiste una seduzione anche nell’innamoramento. Esiste, certo, ma assomiglia al rituale per avvicinarsi al mondo che consideriamo sacro, è legata al  donare, ricorda la candela che il fedele accende. Egli si accosta alla luce, sperando nella positiva risposta, ma con fede. Il suo dono non ha una meta di conquista, ma è un insieme di preghiera e di riconoscenza. È un dono di sé. Chi ama vuol rendere l’altro ancora più bello, ancora più trionfante: chi ama vuole vedere crescere l’altro. Poiché lo vede già grande, immenso, divino, nel dono si avvicina un po' a lui.

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