Un tempo si sposavano tutti, il matrimonio era la base stabile dalla casa, della famiglia, assicurava rispettabilità, aiuto nel bisogno, una discendenza e una vecchiaia serena. La zitella era compatita, quella che aveva figli senza marito una reietta. Non erano ammesse altre forme di convivenza erotica. Il matrimonio doveva perciò essere indissolubile e fino alla morte. Oggi tutto è cambiato. La società provvede all’educazione, al lavoro, alla sicurezza, alla salute. I giovani hanno rapporti amorosi ed erotici nella adolescenza, e negli anni successivi, cambiano numerosi partner.

Molti giovani tanto maschi quanto femmine, che pure hanno fra di loro rapporti amorosi ed erotici, non pensano di avere figli. Alcuni rimandano il problema, altri sono impegnati della carriera e danno più importanza a a questa che all’avere bambini. È l’intera società che li indirizza in questo tempo. Se le bambine un tempo giocavano con bambolotti, ora hanno bambole che come Barbie, sono belle giovani donne rappresentate in tutte le forme di vita ma non come madri di fantolini. Esse non vogliono essere delle brave nutrici ma delle belle donne di successo. Cristina l’altro giorno mi diceva che la società oggi fa di tutto per convincere la donne fin dall’infanzia a non fare più figli.

Di solito oggi le donne si sposano solo quando vogliono avere dei bambini, ma anche la nascita dei figli non impedisce loro di divorziare o di separarsi e di avere poi un nuovo rapporto. Il matrimonio sta diventando sequenziale: un coniuge alla volta e negli intervalli esperienza da single o convivenze. Vi sono poi molti altri casi in cui tanto gli uomini come le donne non si sposano più e non si fidanzano nemmeno. Il centro della famiglia è la madre. Per un certo periodo di tempo convive con un uomo con cui ha un figlio. Poi si separano e il figlio resta a lei. In caso di un nuovo divorzio o di una nuova convivenza ha un altro figlio che resta anch’esso a lei. Può capitare cosi che una donna abbia diversi figli da padri diversi e resta lei il centro stabile della famiglia. È un modello un tempo presente in America latina nei Caraibi e nei ghetti neri, ma si sta diffondendo anche da noi.

Da sociologo constato che, di fatto, il matrimonio e la convivenza durano finché i due partner stanno bene insieme. Alcuni finché provano un amore appassionato, nella maggior parte dei casi finché si amano, si capiscono, si piacciono eroticamente. Quando però cessa l’intesa amorosa il rapporto si incrina, e, presto o tardi, la coppia si rompe, talvolta in modo cattivo, velenoso.

Per questo motivo ho dedicato tutta la mia vita a studiare l’amore di coppia, perché è rimasto l’unico collante della coppia e della famiglia .So quanti grossolani errori facciamo per superficialità, per ignoranza. L’amore infatti è molto fragile, basta una differenza nel modo di pensare, una diversa sensibilità erotica, basta voler imporre una propria preferenza che l’altro subisce per non scontentarci, basta che fra i due si insinui la competizione. Eppure ho visto anche degli amori ardenti e appassionati che durano da decenni. Qual è il loro segreto? Forse alla loro base c’è una misteriosa affinità dell’anima come del corpo, ma anche la tolleranza, la capacità di parlarsi, di capirsi, di confessarsi ciò che piace e non piace con sincerità, con candore.

Ma ben pochi possono raggiungere questo amore totale che, d’altra parte, un giorno può anch’esso finire. Ora se la stabilità del matrimonio dipende così tanto dall’amore, a volte mi domando se non sia il caso di studiare anche altre formule legali del matrimonio che consentano soluzioni più articolate e adatte alle diverse circostanze del nostro tempo. Per esempio contratti in cui il rapporto sessuale con un altro partner non è sufficiente per la separazione o il divorzio oppure matrimoni che istituzionalizzano la forma dell’amante quando il rapporto e stabile.

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