Maria Giovanna Farina

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In fondo al cortile c’è un angolo buio dove i maschi si ritrovano spesso per misurare la loro virilità. È l’ossessione del confronto atavico a spingerli quasi ogni giorno a sfidarsi con quel loro “oggetto” tanto invidiato dalle bambine. In quel gruppo c’è anche Stefano che a quel rituale partecipa con molta naturalezza e senza timore di essere scoperto dai grandi.

Il “gioco” per lui non si interromperà mai più, nemmeno quando iniziano i primi amori adolescenziali per le ragazze. Le ragazze gli piacciono parecchio e molto presto si scopre un seduttore brillante che, come Casanova, sa comprendere così bene i desideri dell’altro sesso da non trovare alcun ostacolo nella conquista amorosa. Ma le ragazze non hanno quel particolare oggetto del desiderio, quell’oggetto che gratifica tanto l’oralità. “Cosa devo fare se mi piacciono tutte e due?” inizia a chiedersi spesso quando è solo nella sua stanza e sente il suo animo dilaniato da opposte passioni.

“Non sono gay, mi piacciono le donne” si ripete ogni mattina mentre si fa la barba e i suoi tre figli, venuti al mondo solo per amore, rumoreggiano fuori dal bagno. Ma la moglie Patrizia, se pur bella, attraente e amata non ha impedito la sua fuga continua verso l’alcova proibita dove Luca lo attende paziente. Solo grazie a questa parte di vita segreta Stefano può completare l’appagamento del corpo e della mente. Nonostante questa situazione sia cresciuta con lui, Stefano si sente un pervertito e vive la sua doppia natura come un vizio da eliminare per il bene della famiglia.

Se fosse vissuto ai tempi di Socrate e Platone, non avrebbe trovato troppa difficoltà a vivere la sua doppia identità alla luce del sole e forse tutto sarebbe stato più semplice. Ma come può un professionista stimato e un padre di famiglia come lui manifestare ed accettare un desiderio bisessuale così prepotente e continuo? Il coming-out è tanto facile da consigliare, ma non da realizzare senza provocare sconquassi in famiglia. Stefano sospetta di essere pazzo e per un certo periodo si affida alla chimica, il desiderio però non trova pace nemmeno con le medicine e l’attrazione sessuale continua a premere nella sua costante ricerca dell’altro corpo da amare. Ma non un corpo qualsiasi: il corpo di Luca. Eppure gli piace tanto anche il corpo di sua moglie Patrizia, quel corpo che non solo desidera con tanta passione, ma che ama con tutto se stesso fin da quel lontano giorno che la conobbe in casa di Luca. Sì, perché Patrizia è la sorella minore di Luca.

Una mattina Stefano si sveglia con un grande dolore alla mandibola e per qualche giorno non riesce più ad aprire la bocca. La colpa si manifesta al suo corpo punendolo proprio là nel luogo che dà piacere peccaminoso. La colpa vuole punire il suo Amore. Luca e Patrizia, e solo loro due, lo rendono felice. Guai se dovesse rinunciare a uno solo di loro. Il solo pensiero lo terrorizza, come lo terrorizza il pensiero che sua moglie possa venire a conoscenza della situazione. La sua gioia e il suo dolore sono stretti da questo nodo gordiano impossibile da sciogliere.

Il bisessuale non si è mai scisso. La strada migliore sarebbe imparare a lasciar convivere in armonia queste tendenze così particolari e così unite l’una all’altra. Quella stessa armonia che fa stare così bene insieme le diverse note musicali, potrebbe far convivere le sue due metà senza l’intrusione prepotente di quella colpa, figlia dell’ansia di catalogazione contaminata da un’etica falsa e strumentale che complica l’esistenza. “Sto bene con Luca e Patrizia, per me sono una famiglia” confessa Stefano al suo diario. E se rappresentassero i suoi genitori come sarebbe possibile fare una scelta? Patrizia o Andrea? Non può e non vuole scegliere.

Stefano è un vero bisessuale? Chi ha il diritto di decidere con “scientifica” determinazione come un uomo possa incanalare i propri desideri sessuali?

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